Rapinavano i delinquenti: altri sei agenti condannati

E per 25 membri della banda processo ordinario il 18 luglio

Alessia Marani

Altre sei condanne, ieri, con rito abbreviato inflitte alla gang dei poliziotti-criminali. Le prime sei erano state emesse lo scorso aprile nei confronti di altrettanti agenti, tra cui il vicequestore Piero Dominici, ex dirigente del commissariato Trastevere, i quali hanno patteggiato la pena davanti al gup del Tribunale di Roma, Maria Teresa Covatta. Ieri il gup Luisanna Figliolia, ha sentenziato 4 anni e 10 mesi di condanna per Nino Angelini, 3 anni e 6 mesi per Stefano Placidi, 2 anni e 8 mesi per Marco De Luca, 2 mesi e 20 giorni ciascuno per gli agenti di custodia carceraria Oscar Ferrari e Marco Salvagno. I primi quattro a seconda della posizione processuale sono stati condannati per associazione a delinquere e violazione della legge sugli stupefacenti. Gli altri due invece erano accusati di omissione di atti d’ufficio per non avere redatto rapporti riguardanti le perquisizioni illegali alle quali avevano partecipato.
Una brutta storia di corruzione e soldi «facili», abusi e prepotenze portate avanti «in nome della legge», quella scoperchiata nell’aprile del 2005 dal Gico della Guardia di Finanza. Indagando su una partita di pesos argentini trasportati da Roma a Milano per essere cambiati al nero, le Fiamme gialle fermano su un treno all’altezza di Bologna (è il settembre 2004), cinque persone tra cui un poliziotto e un sedicente commissario di polizia, tale Antonio Contini, al secolo Antonio Congi, truffatore doc. Da qui parte il filone d’inchiesta romana. Il Gico scopre che al fantomatico commissario Contini fa capo un gruppo di agenti capitolini, questa volta veri, che «ai suoi ordini» («andiamo a pescare», era il segnale) mette a segno una serie di irruzioni «fai da te», finte perquisizioni e posti di blocco. Tutti episodi a danno di delinquenti di bassa lega e malavitoso di piccolo calibro dei quartieri gravitanti attorno a Trastevere-Testaccio ai quali gli agenti, fuori dal servizio e con la complicità d’altri banditi pronti a segnalare le «dritte giuste», sottraevano, distintivo alla mano, denaro contante, valuta straniera e, soprattutto, cocaina. «Merce» posta sotto ipotetico «sequestro» che, invece, una volta reimmessa sulla «piazza» tramite canali di riciclaggio ad hoc avrebbe fruttato ai sodali in divisa uno stipendio-extra di tutto rispetto. «Benefits», insomma, da spendere in cene, viaggi e automobili nuove. I primi arresti (sette poliziotti e sei complici) schioccano ad aprile 2005, appunto. Due mesi dopo, nella stessa inchiesta, finiscono Pietro Dominici (condannato a 1 anno e 10 mesi; in un cassetto del suo ufficio i colleghi della mobile hanno rinvenuto una 7,65 con matricola abrasa), gli agenti Mirko Covino (3 anni), Biagio Scala (3 anni e 10 mesi), Daniele Duro (4 anni e 6 mesi), nonché Mario Ventrella (3 anni) e Fabio Di Luzio (1 anno e sei mesi). Ad agosto una nuova bufera si abbatte sulla questura di via San Vitale. Stesse accuse, vengono arrestati due agenti e un ispettore della squadra narcotici.
Alcuni degli indagati si difendono: «Per noi quel Contini era un poliziotto a tutti gli effetti, che vantava legami coi servizi e apparati alti del Ministero dell’Interno. Godeva della stima dei colleghi, perché non credergli?». Il prossimo 18 luglio prenderà il via presso la quarta sezione penale di Roma il processo ordinario per 25 persone, tra cui nove poliziotti. I reati contestati a seconda delle singole responsabilità: associazione a delinquere, traffico di sostanze stupefacenti, furto, rapina, falso in atto pubblico, omessa denuncia, peculato, violazione della legge sulle sostanze stupefacenti e sulle armi.