Rapine e traffico di coca sgominata banda di 15

Sei rinviati a giudizio e 9 condannati fra i quali una guardia giurata

Prima i furti di auto. Poi, le rapine in banca. Infine, i soldi di quelle stesse rapine «investiti» per acquistare hashish e cocaina, destinati allo spaccio. Quindici persone coinvolte, accusate a vario titolo di concorso in rapina, in ricettazione e associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina. Ieri, davanti al gup Micaela Curami, l’udienza preliminare, che si è conclusa con nove condanne e sei rinvii a giudizio.
Tra gli imputati anche G.P., 41 anni di Monza, una guardia giurata che all’epoca dei fatti prestava servizio nel centro commerciale «La Fontana» di Cinisello Balsamo. Per lui, la condanna è stata di cinque anni di reclusione (oltre a 22mila euro di multa) per concorso in traffico di cocaina, avvenuto tra il gennaio e il giugno del 2003.
Tra i condannati anche un milanese che ha commesso i reati mentre si trovava in regime di semilibertà. Si tratta di F.E., 38enne di Corsico condannato a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni di carcere per le accuse di concorso in rapina ai danni di banche, in ricettazione e in violazione della legge sulle armi.
Le pene più alte sono state inflitte ad altri due milanesi, M.F., di 42 anni, e M.P., di 37. Il primo è stato condannato a 8 anni, 8 mesi e 20 giorni di carcere, oltre a 22mila euro di multa. Il secondo, catturato in Spagna attraverso il mandato di arresto europeo, è stato condannato a 8 anni, 4 mesi e 20 giorni e 22.200 euro.
Rinviati a giudizio, invece, gli altri sei imputati. Con udienza fissata al prossimo 7 giugno.
Il meccanismo messo in atto dal gruppo - e scoperto da un’indagine coordinata dal pm Marcello Musso - era sempre lo stesso. E ognuno dei quindici aveva il suo «ruolo». Primo, c’era chi aveva il compito di rubare le auto con cui mettere a segno le rapine in banca. Altri, in un secondo momento, si presentavano a volto coperto in diversi istituti di credito dell’hinterland Milanese, armati di taglierino, forbici o pistole giocattolo, con cui intimavano ai cassieri di consegnare denaro (anche valuta straniera) e assegni. Infine, quel denaro veniva utilizzato per acquistare partite di droga (soprattutto cocaina), che veniva poi venduto nelle piazze di Milano e dei comuni limitrofi. O, come nel caso della guardia giurata, in un centro commerciale.