Rapine in villa: colpo milionario sull’Appia

Alessia Marani

Rapina in villa sull’Appia. In otto, calzemaglia calate sul volto, fanno irruzione nell’abitazione a due piani di un banchiere romano, poi, bastoni alla mano, costringono l’uomo ad aprire loro la cassaforte, quindi si dileguano con un bottino di gioielli per oltre un milione di euro. Un colpo da «mille e una notte» avvenuto sabato sera intorno alle dieci e trenta nel cuore del parco dell’Appia Antica. «Una banda di balordi - tagliano corto i carabinieri dell’Eur intervenuti sul posto -. Nulla nelle modalità del blitz fa pensare a un gruppo organizzato sul modello delle incursioni nel Nord-Est. Piuttosto crediamo a dei ladri che, sorpresi per essersi trovati di fronte i padroni di casa, ne hanno approfittato per farsi indicare il caveau».
I padroni di casa sono un 68enne, amministratore delegato di un gruppo finanziario, cavaliere del lavoro, immobiliarista, già ai vertici della Borsa italiana e la moglie, di due anni più giovane, anche lei nel consiglio d’amministrazione aziendale, membro di una delle più importanti famiglie di industriali nel settore alimentare dello Stivale. Difficile pensare che i rapinatori abbiano agito «a caso». Anzi. Hanno approfittato del fatto che il sistema d’allarme non fosse inserito per entrare in azione. Secondo indiscrezioni, il commando sarebbe stato composto da stranieri, forse gente dell’Est europeo. Fatto sta che il gruppo riesce a scavalcare il muro di cinta della tenuta attorno alla villa e a raggiungere il pian terreno della casa. Qui, scardinano l’infisso di una finestrella, il più magrolino entra e apre il portone principale. Poi la sorpresa: all’interno c’è la coppia insieme con una badante straniera. I quattro figli, invece, sono fuori. L’uomo tenta una reazione, ma viene subito fermato. Rimedia anche una ferita, lieve, a un labbro. Non c’è tempo da perdere. L’occasione è ghiotta. Mentre parte della gang resta con le due donne al piano inferiore, gli altri salgono sulla mansarda alla ricerca dei preziosi. Alla fine si impossesseranno pure dei passaporti della coppia.
«Certo abbiamo avuto paura - dice il finanziere raggiunto al telefono -. L’importante è che non sia successo nulla di grave, che tutti noi stiamo bene». Minuti di terrore, poi la gang si dà alla fuga a bordo di un paio d’automobili, le stesse sulle quali gli otto erano arrivati. L’inchiesta punta su gruppi di specialisti del furto in abitazioni: nomadi, oppure slavi o semplici pregiudicati, magari appena usciti di galera grazie all’indulto. Anche se non si esclude il colpo su commissione con obbiettivo gioielli e monili a cui far prendere la strada dei collezionisti o dei mercanti esteri. Il reparto scientifico dell’Arma è già al lavoro per risalire a tracce utili per inchiodare gli autori. A marzo la polizia aveva sventato un tentativo di rapina in villa con ostaggio sulla Boccea. I banditi, quattro romeni, finirono in manette appena scavalcato il muro dell’abitazione di un imprenditore capitolino. Armati fino ai denti avevano studiato il colpo nei minimi particolari, parlandone tra loro per telefono. Ma intercettati, i loro piani sono naufragati. Decine, invece, i blitz continuamente messi a segno con o senza sequestro dei proprietari di casa nei quartieri residenziali attorno a Roma: dall’Appia alla Cassia, da Casalpalocco all’Infernetto, luoghi di verde e pace ma super-razziati dai professionisti del furto.
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