Rapita e uccisa. Ma ci mettono sei ore per scoprire che è nel baule dell’auto

Dina Dore non si era mai allontanata da casa. Quando il marito ha dato l’allarme per la sua sparizione lei era rinchiusa nel portabagagli dell’auto: i rapitori l’hanno avvolta completamente nel nastro adesivo e colpita alla testa. «Forse li aveva riconosciuti», dice il suocero. Sul sedile c’era la figlia di otto mesi che piangeva e intorno macchie di sangue. Ma per sei ore nessuno ha pensato di aprire il portabagagli. Una circostanza che fa scoppiare la polemica. Ma la Procura si difende: «Nessun ritardo».