Rapita a sei anni: trovata dopo ore di caccia all’uomo

Era stata presa da uno sconosciuto mentre pattinava con la sorella, sfuggita al bruto

Alberto Toscano

da Parigi

Il rapimento di una bambina di sei anni, Aurélia, ha tenuto la Francia con il fiato sospeso da domenica alla mezzanotte tra ieri e oggi, quando la polizia ha annunciato che la piccola era stata ritrovata. La piccina è stata trovata a Cholet, nella regione occidentale di Pays de la Loire, a una quindicina di chilometri da Jallais - un paese di 3.300 abitanti fra Nantes ed Angers - dove un uomo l’aveva avvicinata e portata via mentre stava pattinando con la sorella di 9 anni. Lo sconosciuto l’aveva fatta salire con la forza su un’auto con la quale si era allontanato velocemente. Ed era stata proprio la sorella a lanciare l’allarme.
Oltre trecento gendarmi, appoggiati da due elicotteri e da unità cinofile, avevano setacciato le campagne in quest'area, rinomata per i «castelli della Loira». Nessuna traccia però, fino a ieri sera, della piccola che di certo non è stata portata via per ottenere un riscatto. La sua famiglia è di modeste condizioni economiche.
La polizia aveva mostrato agli abitanti del villaggio l'identikit del sequestratore che sembra avesse tentato di rapire entrambe le bimbe, riuscendo però a portare via Aurélia. La sorella aveva aiutato gli esperti della «scientifica» a tracciare un identikit del rapitore, descritto come un uomo di circa trent’anni. La prima pista era costituita dal ritrovamento, a una decina di chilometri dal luogo del sequestro, di un'auto che sarebbe servita a portar via la bambina, una Peugeot 309 Gti grigia. Non distante dal punto in cui è stata rinvenuta l'auto, vivono un uomo di 62 anni e i suoi tre figli che sono stati fermati e interrogati. Il loro comportamento è sembrato tutt'altro che trasparente. C'era anche una certa somiglianza tra uno dei quattro e l'identikit fornito dalla sorella di Aurélia. Nel pomeriggio di ieri è stato emesso un provvedimento di fermo nei confronti di quei quattro uomini, che gli abitanti del luogo hanno sempre considerato come persone schive e solitarie. In serata però, prima del ritrovamento di Aurélia, sono stati rilasciati.
Il procuratore Brigitte Angibaud parlando con i giornalisti, aveva subito sottolineato il massimo impegno «per ritrovare la bambina e assicurare alla giustizia chi è colpevole di questa azione inqualificabile». La signora Angibaud aveva aggiunto: «L'esperienza dimostra che - nel caso di rapimento di un bambino - occorre agire con estrema rapidità per cui noi non abbiamo perso un solo minuto». Per quanto riguarda l’interrogatorio dei quattro fermati, che poi sono stati rilasciati, il procuratore aveva dichiarato: «Si tratta per ora di una semplice verifica».
Nonostante il lieto fine a Jallais e nei villaggi vicini di questa tranquilla campagna francese è ora la paura a farla da padrona. Il sindaco ha voluto che un gruppo di psicologi andasse alla scuola elementare «Notre Dame», frequentata dalle due sorelline, per ascoltare e aiutare gli altri bambini, che sono tutti sotto choc. La foto di Aurélia era stata distribuita in tutti i locali pubblici della zona ed è stata pubblicata dalla stampa regionale e nazionale. Anche le reti televisive hanno continuato a diffonderla. E chi ha trovato la bimba, ieri a tarda ora, ne aveva probabilmente visto il volto sia alla tv sia sui giornali.
La Francia ha così tirato un sospiro di sollievo. Sullo sfondo di questa tragedia ci sono infatti altri rapimenti di bambini verificatisi negli ultimi anni nelle campagne di varie parti della Francia. Talvolta si trattava di balordi, che hanno potuto essere assicurati alla giustizia prima che potessero infierire sulle proprie vittime. In altri casi è accaduto l'irreparabile e di alcuni minorenni si sono perse le tracce. I francesi sono anche stati colpiti dalle rivelazioni sulle attività criminali di un anziano individuo, che per anni ha viaggiato tra Francia e Belgio, rapendo e violentando bambini in ambedue questi Paesi. Poi le vittime sono state uccise e solo con grande ritardo la giustizia ha potuto mettere le mani sull’assassino. È finita bene per Aurélia, che a tarda sera ha potuto riabbracciare i genitori e la sorella.