Rapiti dai predoni e venduti ad Al Qaida

Il tragitto che hanno scelto era il più corto, ma la coppia di italiani rapita fra Mali e Mauritania avrebbe fatto bene a prendere una strada diversa. Più lunga e sicura, attraverso il Senegal. Sergio Cicala e la sua consorte, Philomen Kabouree, originaria del Burkina Faso, potrebbero essere stati presi da una banda che agisce in subappalto e vende gli ostaggi ad Al Qaida nel Maghreb. Per arrivare nelle basi dei terroristi nel nord del Mali, da dove è avvenuto il rapimento, ci vogliono dai tre ai 5 giorni di fuoristrada attraverso deserto e montagne. Secondo un quotidiano nord africano i due nostri connazionali sarebbero prigionieri di Abdul Hamid Abu Zeid, importante capo dell’Organizzazione di Al Qaida nella terra del Maghreb.
«L'instabilità, dettata da due colpi di stato, ha lasciato spazio al radicalismo. Quest'anno ci sono state le elezioni e il nuovo presidente, Abdel Aziz, ha dichiarato guerra ai gruppi di Al Qaida. Purtroppo in un paese povero come la Mauritania c'è sempre margine per il proselitismo dei terroristi». Parola di Gian Andrea Rolla, veterano dell'Africa, che per la costola italiana dell'Ong Terre des hommes segue un progetto di riabilitazione dei minori mauritani finiti in galera. «Conosco bene il Burkina Faso, dove era diretta la coppia sparita - spiega Rolla -. Io avrei fatto un giro più largo passando dal Senegal. Anche se non c'erano allarmi specifici».
Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha assicurato che «nessun elemento o contatto viene trascurato per reperire informazioni utili e per le azioni occorrenti la loro liberazione». Il responsabile della Farnesina ha parlato al telefono con la collega mauritana Naha Mint Mouknass. Poi si è sentito con il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, che ha garantito il sostegno delle ambasciate di Madrid in Mali e Mauritania, dove non abbiamo sedi diplomatiche.
Lo scorso novembre sono stati rapiti in Mauritania tre cooperanti spagnoli. Nei prossimi giorni i servizi di Madrid si attendono l'arrivo di un video di rivendicazione del sequestro da parte di Al Qaida del Maghreb. Gli ostaggi sarebbero stati portati nel nord del Mali dove i terroristi hanno basi sicure nell'area di Tanezrouft. Il presidente del Mali, Amadou Toumani Touré, è disposto a mediare per la liberazione di Albert Vilalta, Roque Pascal e Alicia Gamez. Uno dei più famosi comandanti di Al Qaida nella zona è l'algerino Mokhtar Belmokhtar, che negli anni Novanta ha combattuto in Afghanistan. Coinvolto in quasi tutti i rapimenti di stranieri nell'area sahariana non chiede solo soldi, ma scambi di prigionieri. Due diplomatici canadesi dell'Onu, rapiti in Niger, sono stati rilasciati in aprile. In cambio Belmokhtar avrebbe ottenuto 5 milioni di euro e il rilascio di alcuni militanti, compreso Oussama el-Merdaci, un veterano dell'Afghanistan catturato in Mali. Si sospetta che il capo dei terroristi mantenga contatti con personalità politiche e militari di alto rango a Bamako, la capitale.
Le offerte di amnistia del governo algerino a Belmokhtar ha creato dissidi nel fronte sud di Al Qaida nel Maghreb. Yahia Djouadi, emiro di quest'area, la famigerata «zona 9», è succeduto proprio a Belmokhtar. La sua tattica è decapitare i militari che vengono fatti prigionieri. Djouadi è nella lista nera dei terroristi dell'Onu e ama i video con gli ostaggi circondati da tagliagole armati.
Il terzo comandante di spicco del crocevia maledetto fra Mauritania, Mali ed Algeria si chiama Abdelhamid Abou Zaid Essoufi. Lo accusano di aver «giustiziato» lo scorso maggio l'ostaggio inglese Edwin Dyer.
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