Rapiti e uccisi dai talebani

Luca Bordoni

Si avvicinano le elezioni in Afghanistan, ma nel Paese non si respira ancora quell’aria «libera» tanto auspicata dopo l’invasione americana di quattro anni fa. La caduta dei talebani ha infatti incrementato i rapimenti da parte degli integralisti, nostalgici del vecchio regime. È di ieri la notizia del ritrovamento dei cadaveri del britannico David Addison e dei due giapponesi scomparsi il mese scorso. Il governo di Hamid Karzai riferisce anche la crescita della criminalità comune, che si serve dei sequestri a fini lucrosi.
Addison, ingegnere di una compagnia che lavora alla costruzione di una strada, era stato prelevato mercoledì scorso insieme col suo interprete, in un agguato in cui vennero uccisi anche tre uomini della scorta. Appartengono invece a due giapponesi i corpi ritrovati in una zona desertica tra Kabul e Kandahar. Jung Fususko, 44 anni, insegnante di arti plastiche e Shinobu Hasegawa, 30 anni, professoressa di inglese, si trovavano nell’area di Baniyan per analizzare due sculture del Buddha distrutte dal regime nel 2001.
Sul fronte elezioni, in programma il 18 settembre, emerge dunque chiaro il problema chiave da risolvere: la sicurezza. Un portavoce dei talebani ha annunciato ieri l’esecuzione di Mohammad Kahn, candidato nella provincia di Kandahar. Fonti ufficiali non hanno tuttavia confermato. Inoltre, nonostante la stampa non lo ponga in rilievo, la guerriglia talebana continua a combattere contro 20mila soldati statunitensi nel sud-est del Paese. Altri 10mila militari alleati sono invece ancora impiegati a Kabul e nel nord-ovest.