Rapito in Afghanistan dai talebani un gruppo di cristiani sudcoreani

Sono 23 pastori evangelici, tra cui tre donne Scade oggi l’ultimatum per i due ingegneri tedeschi presi in ostaggio alcuni giorni fa

Sequestro in massa di stranieri in Afghanistan con una ventina di sudcoreani in ostaggio dei talebani, che si aggiungono ai due tedeschi rapiti pochi giorni fa, per i quali è stato intimato un ultimatum che scade oggi alle 12. L’aspetto più allarmante è che i volontari sudcoreani rapiti, il cui numero esatto non è ancora chiaro, sono degli evangelisti e potrebbero venire considerati pericolosi missionari cristiani dai tagliagole che li hanno sequestrati. In questo caso sarebbe difficile sfuggire a una brutale esecuzione.
L’ultima “retata” di ostaggi stranieri è avvenuta sull’insidiosa autostrada che collega Kabul a Kandahar, l’ex roccaforte talebana nel sud del Paese. All’inizio della settimana sono stati presi due ingegneri tedeschi, con i loro cinque accompagnatori afghani, che dovevano ispezionare una diga nella provincia di Wardak. I talebani hanno subito chiesto il ritiro del contingente tedesco in Afghanistan composto da 3mila uomini e il rilascio di un impreciso numero di prigionieri talebani.
Ieri il portavoce talebano Qari Youssuf Ahmadi ha minacciato di ammazzare gli ostaggi. «L’ultimatum è fissato per domani (oggi per chi legge) alle 12 ora locale – ha dichiarato Ahmadi -. Se le autorità non ci contatteranno entro quell’orario la situazione diventerà molto difficile. Dopo il contatto potremo estendere l’ultimatum o altrimenti li uccideremo».
La crisi degli ostaggi si è ingigantita con il sequestro dei sudcoreani. Due giorni fa il loro minibus è stato ritrovato vuoto, sempre lungo il percorso dell’autostrada Kabul-Kandahar, ma nella provincia di Ghazni. I talebani hanno ammesso di aver rapito 18 sudcoreani, 15 donne e tre uomini, e cinque afghani. Dall’ambasciata di Seul in Afghanistan, invece, si parlava di 23 connazionali sequestrati. In ogni caso si tratta del più alto numero di stranieri rapiti in un colpo solo in Afghanistan. I tagliagole islamici per ora non hanno avanzato richieste, anche se si teme che puntino a uno scambio in massa con i prigionieri talebani. Qari Yousuf Ahmadi ha spiegato che prima di tutto «il consiglio dello Shura (massimo organo decisionale talebano) prenderà una decisione sul destino delle donne».
Il problema è che i sudcoreani fanno parte della chiesa Saemmul di Seongnam, una località nei pressi di Seul. «I volontari erano impegnati in attività evangeliche di breve durata al servizio dei bambini di Kandahar», ha ammesso, Joseph Park, il capo missione del Consiglio cristiano nella capitale sudcoreana. I talebani potrebbero considerarli missionari cristiani e condannarli a morte.
Inoltre esiste un imbarazzante precedente: lo scorso anno era stato fermato all’ultimo momento un gruppo di 2.000 cristiani sudcoreani pronti a viaggiare in Afghanistan per una ipotetica missione di pace. Alcune centinaia ottennero il visto sollevando una levata di scudi da parte dei religiosi musulmani, che li accusarono di essere missionari evangelici e di voler fare proselitismo fra la popolazione. Alla fine furono fatti rientrare forzosamente in patria.