Rapito bimbo di dieci anni per farlo spacciare a Rho

Botte e privazioni per costringerlo a «lavorare»: liberato dai carabinieri

A solo 10 anni costretto a fare il pusher alle porte di Rho e al tempo stesso la vedetta, per segnalare al suo «padrone» auto sospette, soprattutto delle forze dell’ordine. Un lavoro quello del piccolo Amin, lo chiameremo così, da svolgere con diligenza. L’alternativa? Botte e privazioni, alle quali ormai il piccolo «prigioniero» era abituato sin dal suo arrivo in Italia dal Marocco, due anni fa.
Qualche sera fa ha però intravisto la svolta della sua vita, quella vestita con le divise dei carabinieri, ed ha deciso di affidarsi a loro proprio mentre era intento ad evadere ai bordi della strada gli ordini di cocaina che gli erano stati affidati. È scappato, ma in direzione dei militari, e dopo aver ottenuto protezione si è aperto con loro raccontando il suo dramma. Rifocillato e rassicurato è stato poi affidato a un centro di accoglienza per minori dove, come hanno spiegato gli inquirenti, vuole a tutti i costi tornare ad una vita normale. Da qualche tempo ai carabinieri della compagnia di Rho, erano giunte segnalazioni relative alla presenza di un bambino che, a tarda sera, avvicinava le auto che si fermavano in via Morandi, a ridosso della zona boschiva fra Rho e Baranzate. In un primo momento gli investigatori avevano temuto che quanto appreso potesse nascondere qualche giro di prostituzione minorile, senza escludere tuttavia altre ipotesi, visto che in quel boschetto spesso era stata rilevata attività di spaccio di droga. Così per alcune sere, discretamente, hanno tenuto sott’osservazione l’area, sino a quando dai cespugli è spuntato il piccolo marocchino, incaricato di consegnare alcune dosi di cocaina a un paio di clienti fermi ai bordi della strada. Senza attendere ancora è scattata l’operazione di polizia che ha portato alla cattura di un pregiudicato, A.E. 24enne, anch’egli marocchino che gestiva nel boschetto l’attività di spaccio e che era il «padrone» del piccolo Amin. Quest’ultimo, in caserma ha raccontato la sua triste storia. Quella di un bambino che fino a otto anni aveva vissuto una vita regolare, seppure di stenti, nel suo Paese, e che frequentava anche la scuola con i suoi coetanei. A un certo punto, non si sa bene se con il consenso o no della famiglia, era stato prelevato dal suo Paese e portato in Italia clandestinamente, con destinazione finale Milano. Per due anni aveva vissuto per strada a Quarto Oggiaro, dormendo sotto i ponti insieme ad altri clandestini, dipendendo però unicamente dal giovane arrestato nel boschetto, per conto del quale era obbligato a vendere droga, occupandosi delle consegne.
Ora gli investigatori stanno cercando di risalire alla sua famiglia in Marocco, mentre per A.E. è scattato l’arresto per spaccio di stupefacenti, ma soprattutto per sequestro di persona.