Rapito il boss dello sport iracheno con 30 atleti

da Bagdad

In Irak, ormai, anche chi si impegna nello sport finisce nel mirino della guerriglia. Ahmet al-Hijia al-Samarrai, presidente del comitato olimpico iracheno, è stato rapito ieri a Karrada, un quartiere nel centro di Bagdad. Samarrai si trovava nel club battezzato «Club culturale del petrolio», che dipende dal ministero del Petrolio e che era considerato un luogo sicuro in città.
È stato portato via con le mani legate e la testa coperta da un cappuccio. Insieme con lui sono state sequestrate anche 21 guardie del corpo e una trentina di atleti. Fra i rapiti ci sono anche Amer Abdel Jabbar Amine, segretario generale del Comitato olimpico, e Jamel Abdel Karim, responsabile della sezione taekwondo.
Secondo una prima ricostruzione, resa possibile grazie alla testimonianza di Hussein al-Amidi, membro del Comitato olimpico, che al momento del sequestro si trovava all’interno del club, l’edificio è stato attaccato da una cinquantina di uomini armati e in tenuta mimetica.
«Gli uomini hanno disarmato le guardie fuori dalla sala e poi hanno fatto irruzione all’interno, dove si stava tenendo la riunione periodica del Comitato olimpico. Hanno legato le mani e i piedi a Samarrai e poi gli hanno coperto la testa» ha dichiarato al-Amidi.
Non è la prima volta che la guerriglia se la prende con il mondo sportivo. Il 17 maggio scorso erano stati sequestrati 15 membri della squadra di taekwondo, in maggioranza sciiti, rapiti sulla strada fra Falluja e Ramadi a ovest di Bagdad e in pieno territorio sunnita. Di loro non si sono più avute notizie.
E la giornata di ieri in Irak ha anche pagato l’ormai drammaticamente consueto tributo di vite umane.
Due militari statunitensi sono morti in diversi attacchi della guerriglia. Lo ha reso noto il comando statunitense in Irak. Il primo soldato è morto a Sadr City, il principale quartiere sciita di Bagdad e roccaforte dell’imam radicale Moqtada al-Sadr, per l’esplosione di un ordigno piazzato sul ciglio di una strada e fatto detonare a distanza al passaggio del convoglio militare. Il secondo è deceduto per motivazioni analoghe in un sobborgo settentrionale. Sale così a 2.544 il numero dei militari statunitensi dall’inizio delle operazioni belliche, nel marzo del 2003.
Sempre nella capitale ieri tre persone sono rimaste uccise e almeno 11 ferite. Due hanno perso la vita in seguito a uno scontro a fuoco fra soldati iracheni e ribelli armati. Il terzo è stato freddato nella zona occidentale della capitale mentre si trovava al volante di un camion.
Per cercare di fronteggiare la situazione, il Parlamento iracheno ha votato un’ulteriore proroga dello stato di emergenza a causa delle incessanti offensive degli estremisti islamici. L’estensione di 30 giorni era stata richiesta dal primo ministro Nuri al-Maliki e dal Consiglio presidenziale. Avrà effetto retroattivo dal 3 luglio, da quando cioè era scaduto il precedente decreto.
Lo stato di emergenza era stato dichiarato per la prima volta nel novembre 2004 dal presidente ad interim Iyad Allawi prima della presa di Falluja. Da quel momento è stato rinnovato di mese in mese.