«Rapito e massacrato solo perché era ebreo»

Alberto Toscano

da Parigi

«Si tratta di un atto criminale a sfondo antisemita e voglio precisare che le perquisizioni nelle case degli accusati hanno consentito di sequestrare materiale di propaganda del fondamentalismo islamico», dice il ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy a proposito del crimine commesso da una banda di delinquenti, attiva nella regione parigina: l'omicidio - a seguito di un lungo calvario di segregazione e di torture - del ventitreenne ebreo francese Ilan Halimi. Attratto il 21 gennaio in un trabocchetto (una ragazza s'era finta innamorata di lui, dandogli un appuntamento), Halimi è stato trattenuto in condizioni orribili fino al 13 febbraio, quando il suo corpo in fin di vita è stato abbandonato vicino a una ferrovia nella periferia sud di Parigi.
Tutta questa vicenda ha come scenario la banlieue della capitale francese e una delle cose più terribili è il delirante nesso con la rivolta esplosa lo scorso autunno in tutta la cintura urbana: come se i teppisti di ieri fossero diventati oggi degli autentici professionisti del terrorismo e della tortura. Terrorismo e tortura motivati dall'odio religioso e razziale di un pugno di estremisti islamici nei confronti degli ebrei. Di tutti gli ebrei.
Il capo della banda - il ventiseienne di colore Youssef Fofana, che amava essere chiamato in inglese «The Brain of the Barbarians» ossia «Il cervello dei barbari» - è sempre in fuga. Ha ingannato la polizia con uno stratagemma diabolico. Prima ha comprato un biglietto per la Costa d'Avorio, dove si è presumibilmente recato alla fine del sequestro di Halimi. Poi avrebbe incaricato un complice di utilizzare dalla Francia il suo telefono cellulare, depistando così le indagini degli agenti. Ieri due membri della Brigata criminale della polizia parigina sono partiti per la Costa d'Avorio nella speranza di catturare Fofana. Purtroppo le relazioni tra i due governi sono difficili in questo periodo e non è detto che le autorità del Paese africano siano pronte a collaborare fino in fondo con quelle francesi.
Sui quindici membri del gruppo di Fofana (tutti di età compresa tra i 17 e i 32 anni) solo il capo e un suo luogotenente non sono stati catturati, ma adesso c'è il rischio di una lunga latitanza. Ufficializzando le varie incriminazioni, il magistrato ha messo in conto l'aggravante del crimine a sfondo razzista. Sembra infatti dimostrato - grazie alle confessioni di alcuni membri della banda - che Fofana abbia previsto di sequestrare un giovane ebreo nel duplice intento di ottenere un riscatto e di «vendicare» il popolo palestinese.
Lo stesso ministro dell'Interno Sarkozy ha raccontato il meccanismo psicologico razzista di Fofana, secondo il quale gli ebrei sono comunque ricchi e «se un ebreo non avesse avuto il denaro per pagare il riscatto, la sua comunità lo avrebbe inevitabilmente aiutato». L'identificazione tra il singolo ebreo e la comunità ebraica è un elemento già di per se stesso razzista, che Fofana ha drammaticamente sviluppato, vendicandosi poi sul malcapitato Halimi per presunte «colpe» del tutto indipendenti dal suo personale comportamento. E lo dimostra il fatto che di sei precedenti tentati rapimenti quattro riguardavano ragazzi ebrei.