In un rapporto di Mediobanca i conti riservati della Punto

Saranno sufficienti 170mila unità vendute per il pareggio. Costi fissi a 540 milioni

Pierluigi Bonora

da Milano

Banche d’affari e analisti continuano a seguire con attenzione il debutto della nuova berlina torinese. Uno studio di Mediobanca, di cui è entrato in possesso il Giornale, fa i conti dal punto di vista finanziario dell’operazione. Insomma, al di là degli annunci ufficiali, gli analisti della più importante banca d’affari italiana, cercano di capire quando in effetti renderà la nuova macchina. Anche per Mediobanca la Grande Punto sarà un tassello importante nella fase più delicata del rilancio di Fiat Auto.
Piazzetta Cuccia parte da tre dati: il ricavo medio per modello è stimato in 10.300 euro (Diesel e benzina si divideranno equamente le vendite), si considera infatti l’introito al netto dell’Iva e delle commissioni per i venditori. I costi fissi saranno pari a 540 milioni l’anno (di cui 210 solo per il personale di Melfi e Mirafiori); quelli variabili (motori e componenti) saranno pari a 7mila euro ad auto prodotta. Ne deriva che saranno sufficienti 170mila Punto per raggiungere il pareggio. Il documento evidenzia anche che se saranno veramente 350mila le unità vendute, di cui 50mila del modello precedente, il contributo al risultato operativo ammonterà a circa 650 milioni, rispetto ai 300 milioni previsti nel 2005.
Ma per Mediobanca la svolta per Fiat Auto arriverà nel 2006 quando l’impatto delle novità presentate insieme alla Grande Punto (Croma, Alfa 159, Brera e il 4x4 Sedici) porterà il risultato operativo intorno a 170 milioni dal rosso di 320 atteso al 31 dicembre 2005.
È sempre Mediobanca, a proposito del titolo, a indicare in 8,20 euro l’obiettivo del prezzo per azione. All’indomani del lancio della Grande Punto, il dibattito sulla Fiat si è spostato dalle discussioni sulla sopravvivenza del gruppo alle questioni finanziarie di valutazione.
Jp Morgan, in una nota pubblicata ieri, afferma di vedere «un supporto negli asset nascosti e in particolare in un potenziale arbitraggio tra Ferrari e Cnh e nei crediti fiscali». La credibilità dell’impronta fornita dal management, scrive la nota, è stata rinforzata dai risultati del secondo trimestre. Jp Morgan conferma il giudizio «overweight» sul titolo con un obiettivo di prezzo a 6 mesi a 8,5 euro, che non riflette però il potenziale rialzo insito in Ferrari e pari a 0,4 euro per azione, il possibile acquisto delle azioni di Cnh, fino a 2,5 euro per titolo, e crediti fiscali, da 1,5 a 3 euro per azione, portando così il possibile potenziale valore «nascosto» del titolo torinese a quasi 6 euro per azione.