"Raptors, fatemi giocare pagatemi come gli altri"

Il fuoriclasse romano in Nba: "Altrimenti vado via. So che devo migliorare, ma ora sono più sicuro"

New York - La sua America è ancora tutta da scoprire. Si era parlato di potenzialità enormi, di un talento applicato a delle caratteristiche fisiche sicuramente abili a portarlo là dove in pochi erano arrivati. Pochi se si pensa che Andrea Bargnani da Roma via Treviso rimane a tutti gli effetti uno dei migliori talenti europei che circolano nella Nba. Purtroppo in parte limitato per via delle solite storie, una difesa non sempre fedele alle aspettative, un problema di falli fin troppo stupidi e un allenatore come Sam Mitchell (da due settimane, sulla panchina dei Raptors c'è invece Jay Triano) che non lo metteva spesso nelle condizioni di poter rendere al meglio. In più, a creargli problemi c’era il suo modo di fare che l’ha fatto sembrare un giocatore fin troppo scontato, un talento da seguire con il vizio delle risposte brevi e schive. Una maniera di presentarsi, questa, che in America non l'ha certo aiutato a guadagnarsi facili consensi.
«Si son dette tante cose anche se alla fine uno cerca sempre di dare il meglio» ribatte lui.

Che stagione sarà la terza da protagonista in Nba?
«Migliore, mi sento più sicuro anche se trovarmi un giorno in quintetto base e uno in panchina mi fa capire che devo sicuramente far meglio».

Che cos’è cambiato dalla notte del 28 giugno: primo giocatore europeo di tutti i tempi ad essere scelto al primo giro?
«Tante cose e vivere in Canada mi ha aiutato. L'America è un mondo diverso rispetto all’Europa. Però sono fiero e orgoglioso di quello che sono riuscito a fare».

A Toronto non c'è più Sam Mitchell: che effetto fa aver cambiato allenatore nel bel mezzo della stagione?
«Non è stato facile. Certo, in giro se ne sono dette di tutti i colori, di fatto separarsi da una persona come Sam che ha vissuto per tre anni con noi, non è stato piacevole».

Che cosa manca a questi Raptors?
«Siamo una squadra giovane, stiamo cercando di costruire e aggiungere delle pedine preziose senza smantellare la chimica della nostra struttura. Ora abbiamo cambiato parecchie cose e quindi siamo un cantiere aperto con la speranza di togliere quelle pause a livello di intensità che fino ad oggi hanno fatto la differenza in negativo».

La terza stagione di Andrea Bargnani nella Nba è anche quella dell'ala piccola accanto a Bosh e O'Neal: esperimento riuscito?
«Direi proprio di sì e sono contento. Penso di non essere andato male anche se devo riconoscere che non è il mio ruolo naturale. Alla fine ho sempre i miei 120 chili da portare in giro».

Nell'ultimo periodo, anche puntando il dito sul suo compagno di squadra Chris Bosh, si è parlato spesso di rinnovi di contratti ed estensioni da firmare: lei pensa mai al suo futuro?
«Non in maniera così ossessiva come quando si legge sui giornali dei prossimi free-agent Bosh o Lebron James. Ho delle idee in testa ma alla fine, almeno per adesso, sto bene a Toronto e preferisco concentrami sulla qualità del mio rendimento».

Che cosa potrebbe farle cambiare idea?
«Voglio giocare e allo stesso tempo adeguarmi agli stipendi dei miei compagni. Se Toronto mi desse questa possibilità io non rischierei ad andare via. In questo momento sto bene qui e quindi non mi va di pensare a nessun cambiamento».

Ultima domanda: da diretto interessato, qual è il destino della nazionale italiana?
«Spero florido. L'ultima esperienza non è stata positiva ma ci dobbiamo tutti rimboccare le maniche per fare in modo che l'Italia ritorni il più in alto possibile. Alla fine la qualità non manca».