Un raro esempio di «brutalismo»

L’istituto minorile Marchiondi fu progettato e realizzato sotto la cura dell’architetto Vittoriano Viganò, che non progetta un riformatorio, ma una «scuola di vita». Abolite, dunque, le sbarre che lasciano il posto a spazi che favoriscono la socializzazione. I sette edifici del complesso, che si trova in via Noale a Baggio, vennero progettati nel 1953, e restarono attivi fino agli anni Settanta. Successivamente, però, furono abbandonati al degrado e oggetto di continue occupazioni. Il Marchiondi è uno dei simboli dell’architettura milanese, esempio della cosiddetta architettura brutalista. Si tratta di uno stile che impiega molto spesso la «rudezza» del cemento a vista e predilige i volumi accentuati. In passato, anche l’ex assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi aveva intrapreso una battaglia per salvaguardare l’edificio. «Va protetto come gli edifici monumentali del Settecento», aveva detto Sgarbi.