Rashid, dall’Olp a Prodi « Sharon colonialista e criminale di guerra»

Ali Rashid, ex rappresentante palestinese a Roma, è candidato di Rifondazione in Umbria. È cittadino italiano da gennaio

Luca Telese

da Roma

Della portata della sua candidatura i media, ancora non se ne sono accorti: ma la sua elezione (praticamente certa, è numero due di Rifondazione in Umbria) rappresenta un evento storico. Perché Ali Rashid, da pochi giorni ex ambasciatore dell’Olp in Italia sarà un «deputato straniero» del Parlamento italiano. Uno strappo, un evento, un modo per sparigliare le carte, l’ennesima candidatura-terremoto voluta da Fausto Bertinotti.
Rashid, che effetto farà, se come previsto, lei sarà il primo deputato dell’Olp a Montecitorio?
(Ride)«Un bell’effetto direi. Io sono arrivato in Italia che avevo 18 anni, adesso ne ho 53: da esiliato ho passato più anni a Roma che nel mio Paese».
Se Vladimir Luxuria è un transgender della sessualità lei lo è dell’identità?
«Sì. Non vorrei far torto a Marcello Pera, ma io sono un vero meticcio».
Da quanto tempo è formalmente italiano?
«A dire il vero da gennaio. Prima non mi serviva. Ho moglie italiana, una figlia italiana, questa è casa mia, a parte per la candidatura la cittadinanza non mi serviva a nulla».
Lei arriva in Italia nel 1971, non a caso, vero?
«Sì, dopo Settembre nero. La mia famiglia era di Gerusalemme, costretta ad emigrare, venni a studiare medicina, e fui risucchiato dalla politica».
Lei però è nato ad Amman, in Giordania...
«Solo per motivi medici. Mi sentivo palestinese, vittima anche io di una spartizione geografica avviata dalla guerra farsa del 1948».
Intende il conflitto arabo-israeliano del 1948?
«Sì, una finta guerra organizzata da Israele e dai suoi aggressori per fini propagandistici e per mascherare il vero obiettivo: la spartizione della Palestina fra Israele, Giordania, Egitto e Siria».
Si sposa con una italiana.
«Cristina, conosciuta in un convegno a Venezia, nipote di Papa Luciani».
Nel 1984 inizia a lavorare nell’ufficio di rappresentanza dell’Olp?
«Sì: due stanze e tre scrivanie a via Nomentana, quando il numero uno era Nemer Ammad: oggi Nemer è il più stretto consigliere di Abu Mazen».
Quando lui torna in Palestina lei diventa il suo successore. Che mi dice di Andreotti?
«Corretto, onesto, intelligentissimo: un diplomatico nato».
Lo dice perché è un grande amico della causa palestinese?
«Il contrario: io credo che sia amico per realismo: capisce che senza risolvere la questione palestinese non può esserci pace in Medio Oriente».
Per lei Sharon è più vicino a un criminale di guerra o a uno statista che ha lottato per la pace?
«Per me, per noi, è un criminale di guerra che nasce, vive e finisce la sua vita da criminale».
Lo crede responsabile del massacro di Sabra e Chatila?
«Non lo credo. Sharon è il responsabile di quel massacro. Io nel 1981 ero in Libano. Lui pure: quella strage è stata ideata, preparata e realizzata da lui, dalle milizie maronite con l’assistenza di ufficiali israeliani».
Però questo nel passato. E la sua seconda vita con il Kadima?
«Anche con il Kadima sostiene la politica coloniale in Cisgiordania e lungo il Giordano».
Però ha mandato le ruspe contro i suoi stessi coloni.
«Solo a Gaza. Erano 7.000 coloni: pochi e indifendibili».
Lei è musulmano?
«Sì: laico, non praticante».
Cosa prova quando vede le vignette danesi?
«Mi offendono, come offendono tutti i musulmani: Berlusconi ha fatto bene a dimissionare Calderoli. Appena l’ho visto con quella maglietta ho capito che poteva succedere il peggio».
E se si scherza su Cristo?
«È di cattivo gusto anche se la vignetta è del mio amico Vauro. Per noi l’ironia sui sentimenti religiosi è sbagliata qualunque sia la religione irrisa».
Perché voi dell’Olp non siete riusciti a fare la pace?
«Perché quando eravamo a un passo dal ritiro da Hebron lo statista più coraggioso di Israele, Rabin, è stato assassinato».
Condanna tutte le violenze musulmane senza distinguo?
«Vede: io ho ripudiato la lotta armata nel 1978. Posso assicurarle che non è stato facile!».
Se verrà eletto potrebbe trovarsi in conflitto di interessi fra il suo essere patriota palestinese e deputato italiano...
«Se mai accadrà, spiegherò in pubblico le mie idee: non può esserci male nel dire la verità».
Nel programma dell’Unione non si parla di Palestina.
«Male. 281 pagine, nemmeno una parola: purtroppo è il frutto di un compromesso».
Fassino mena vanto della sua linea filoisraeliana.
«Mi dispiace. In questo ha poco coraggio».
Rutelli anche.
«Su di lui no comment».
Anche voi di Al Fatah siete stati sconfitti dall’integralismo di Hamas. Si può vincere l’odio?
«Con il rispetto di tutti i popoli. Senza la guerra. Con tanto coraggio».