Rassegna reggae, il primo è Capleton

«Musica giamaicana di origine popolare nel cui ritmo, fondamentalmente vicino al calipso, entrano echi africani e una progressiva assimilazione del rock e del rhythm and blues». Così il dizionario della lingua italiana De Mauro definisce il reggae, il sound esploso in Occidente grazie all'irripetibile epopea di Bob Marley. Nessuno dopo il Re Leone di Kingston ha saputo ripeterne le gesta, ciononostante il movimento pare oggi più che mai vivo e vegeto. Tra le stelle della scena giamaicana contemporanea occupa un posto di riguardo Capleton, 40 anni, all'anagrafe Clifton Bailey, stasera dal vivo. Il suo concerto apre di fatto Reggae Summertime, la rassegna promossa da I-Tal Sound e dal Live Club che, da qui ai primi di luglio, ha in serbo una decina di performance dal vivo tra Milano e Trezzo d'Adda con i migliori artisti reggae internazionali. Protagonista indiscusso del dancehall reggae giamaicano (in sostanza, la versione più ballabile del reggae), Capleton è idolatrato in patria e sa il fatto suo anche fuori dall'isola caraibica: non a caso tre anni fa ha sfiorato la vittoria ai Grammy Awards americani. Scordatevi però le tensioni mistiche di Marley, la musica di Clapton è molto meno tenera di quella prodotta dal più famoso ambasciatore del reggae e del rastafarianesimo e, talvolta, diventa violenta, razzista e omofobica. La canzone Burn out di chi chi (traducendo «Brucia i froci»), la dice lunga sulla sua intolleranza verso gli omosessuali. Ma prima del suo arrivo in Europa Capleton ha firmato un documento in cui si impegna a non cantare le canzoni incriminate, assicurano gli organizzatori.
Capleton
stasera, ore 22
Rolling Stone, corso XXII Marzo 32
ingresso 16 euro