Rassegnato un giovane su due: «La pensione? Io non l’avrò»

da Arezzo

Un giovane su due è certo di non avere alcuna pensione pubblica, e ha pochissima fiducia nell’Inps come gestore delle pensioni pubbliche. È questo il quadro impietoso che emerge dal sondaggio del Centro studi sintesi di Mestre su un campione di 800 persone dai 18 ai 35 anni presentato ad Arezzo in occasione del Quinto Forum dei Giovani imprenditori di Confcommercio dedicato, quest’anno, a pensioni e Tfr.
L’indagine sfata il luogo comune secondo il quale i giovani non sono interessati alla tematica in questione: solo il 16% degli intervistati infatti si è dichiarato «poco o per nulla interessato». Ma l’elemento che salta agli occhi è che il 61,8% del campione si dice «molto o abbastanza preoccupato» per la situazione del sistema pensionistico italiano: solo il 21,9% è convinto che al termine della vita lavorativa potrà godere di una pensione pubblica, mentre il 31,3% lo considera probabile ma non certo. Che tradotto vuol dire: quasi la metà dei giovani sondati (il 46,8%) ritiene che avere un assegno previdenziale sia improbabile.
Il giudizio critico sull’attuale sistema previdenziale viene confermato da un altro dato significativo: il 55,7% degli intervistati ha poca o nessuna fiducia nell’Inps come gestore delle pensioni pubbliche. Insoma, per i giovani è necessario muoversi in modo autonomo per garantirsi un futuro quanto meno stabile. Per questo il 15,7% dichiara di aver già avviato una pensione integrativa privata e il 36,2% si orienterà a breve verso questa soluzione. Solo il 31% afferma che non farà nulla in aggiunta all’assegno previdenziale pubblico. E sulla destinazione del Trattamento di fine rapporto, modificata dalla recente riforma del governo, un intervistato su tre non sa ancora che decisione prendere. Il dato è legato anche alla scarsa informazione sul Tfr (oltre il 75% ne sa poco o nulla) e in generale sull’annunciata riforma della previdenza. Per il 27% «qualcosa si farà», ma saranno interventi che sostanzialmente non apporteranno grandi modifiche, mentre solo il 5% del campione pensa che l’esecutivo Prodi metterà mano a una riforma strutturale in grado di garantire la sostenibilità futura del sistema pensionistico. Dal sondaggio emerge anche un ulteriore elemento di riflessione: non ci sono sostanziali differenze tra i giovani di centrodestra e di centrosinistra. Solo il 10,4% degli elettori che hanno scelto l’attuale maggioranza è infatti convinto che il problema sarà affrontato e risolto.
È proprio al governo che Michela Vittoria Brambilla, presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio, chiede con forza «il coraggio delle scelte» perché «la partita delle pensioni è una di quelle su cui un governo deve dimostrare di saper rappresentare gli interessi dei cittadini. Oggi questo governo dimostra di non saperlo fare». A questo proposito la Brambilla cita «il secondo slittamento dell’annuncio di riforma nell’arco di sei mesi, con un tavolo di concertazione avviato ma senza una proposta chiara e compiuta da parte dell’esecutivo. Il punto è - spiega la numero uno dei giovani di Confcommercio - che il governo resta troppo diviso per poter affrontare e risolvere un problema che una parte della sua maggioranza affronta in termini “vetero-sindacali” e una parte, minoritaria, vorrebbe forse incardinare in un timido processo riformista». La Brambilla è netta quando dice che «se il governo non saprà risolvere il nodo delle pensioni, finirà per aver fatto perdere al Paese del tempo prezioso. Non c’è più tempo da perdere».