Ratzinger all'Islam: «Uniti contro il terrorismo»

nostro inviato a Colonia
Una condanna senza appello del terrorismo, «scelta perversa e crudele». Ma anche un no deciso allo scontro di civiltà, accompagnato dall’invito a imparare la lezione del passato per evitare gli stessi errori. È un messaggio forte quello che Benedetto XVI ha pronunciato ieri pomeriggio a Colonia, ricevendo in arcivescovado una delegazione composta da dodici musulmani, guidata dal presidente dell’Unione islamo-turca di Germania Ridvan Cakir, nella quale erano presenti anche tre donne.
I musulmani nel Paese sono oltre tre milioni, il 10 per cento della popolazione, due milioni dei quali hanno origini turche. Sono per lo più sunniti ma sta crescendo l’influenza dei «Süleymancy», seguaci di un islam «puritano» e tradizionalista in forte polemica con «l’immoralità dell’Occidente». Papa Ratzinger non usa giri di parole ed esprime preoccupazione per il «dilagante fenomeno del terrorismo». «Gli ideatori e i programmatori degli attentati terroristici – dice – mostrano di voler avvelenare i nostri rapporti, servendosi di tutti i mezzi, anche della religione, per opporsi ad ogni sforzo di convivenza pacifica, leale e serena».
«Il terrorismo, di qualunque matrice esso sia – dichiara Benedetto XVI – è una scelta perversa e crudele, che calpesta il diritto sacrosanto alla vita» e «se insieme riusciremo ad estirpare dai cuori il sentimento di rancore», intolleranza e violenza, aggiunge il Papa, «freneremo l’ondata di fanatismo crudele». Il compito «è arduo, ma non impossibile».
Ma Ratzinger non si ferma qui. Vuole mandare un messaggio preciso ad entrambe le comunità. «Dobbiamo affermare, senza cedimenti alle pressioni negative dell’ambiente, i valori del rispetto reciproco, della solidarietà e della pace. La vita di ogni essere umano è sacra sia per i cristiani che per i musulmani». Lo scontro di civiltà, la battaglia alla quale il fondamentalismo islamico e il terrorismo vogliono chiamare i popoli, non è inevitabile. «La dignità della persona» e la difesa dei suoi diritti «è un messaggio che occorre ascoltare e far ascoltare» perché se «se ne spegnesse l’eco nei cuori, il mondo sarebbe esposto alle tenebre di una nuova barbarie».
Benedetto XVI ricorda quindi che «l’esperienza del passato ci insegna che il rispetto mutuo e la comprensione non hanno sempre contraddistinto i rapporti tra cristiani e musulmani. Quante pagine di storia – aggiunge – registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando, da una parte e dall’altra il nome di Dio, quasi che combattere il nemico e uccidere l’avversario potesse essere cosa a Lui gradita». La Chiesa ha chiesto perdono per le crociate, ma fino ad oggi non è stato facile trovare analoghe prese di posizione da parte di esponenti islamici per episodi simili perpetrati a danno dei cristiani. «Il ricordo di questi tristi eventi – afferma Papa Ratzinger – dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci ad evitare di ripetere gli stessi errori. Noi vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro».
Benedetto XVI indica nella «difesa della libertà religiosa» un «segno indiscutibile di vera civiltà» e ricorda ai suoi interlocutori la «grande responsabilità» che hanno nel formare le giovani generazioni, comunicando loro «idee e convincimenti». Un accenno indiretto ai messaggi spesso bellicosi che vengono veicolati attraverso le moschee anche in Occidente. «Non possiamo – conclude – cedere alla paura né al pessimismo». All’uscita la delegazione musulmana ha incontrato i giornalisti: «Ci siamo trovati dello stesso parere – ha detto Ridvan Cakir – su un dialogo tra le religioni. Anche sulle azioni comuni contro il terrore condividiamo la stessa linea».