Ratzinger cena con il «nemico» Hans Küng

Andrea Tornielli

da Roma

Benedetto XVI sabato scorso a Castelgandolfo ha cenato con il teologo dissidente Hans Küng, sacerdote cattolico, già professore a Tubinga, campione del progressismo e critico acerrimo del «centralismo della Curia romana» e del dogma dell’infallibilità papale. Un incontro durato circa due ore. Il portavoce vaticano Navarro-Valls ha dato ieri la notizia, precisando che nell’incontro, di comune accordo, il Papa e il professore non hanno parlato delle «questioni dottrinali persistenti» tra Küng e il magistero della Chiesa cattolica, ma hanno invece affrontato il tema dell’«etica globale» e del contributo che tutte le religioni possono dare alla pace e alla convivenza.
Il professore ha 77 anni, uno in meno di Ratzinger. Entrambi sono stati «periti» al Vaticano II, appartenenti al gruppo dei cosiddetti «Konzilteenager», i teenager del Concilio. E il primo è stato allievo del secondo a Tubinga. Küng, dopo aver studiato la dottrina della Giustificazione, si spingerà molto più in là nel tentativo di «estrarre il vero senso dei dogmi» per adeguarli al pensiero dell’uomo attuale. Nel 1979 la Congregazione per la dottrina della fede, allora guidata dal cardinale Seper, toglierà al professore tedesco l’autorizzazione a insegnare in nome e per conto della Chiesa.
Negli anni successivi il teologo attaccherà duramente Ratzinger, divenuto nel frattempo Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, paragonandolo al Grande Inquisitore di Dostoevskij: «Niente egli teme più della libertà...». Nel 1997 Ratzinger dirà di lui: «Io rispetto il cammino personale che ha scelto di percorrere in ossequio alla sua coscienza; da parte sua, però, lui non dovrebbe pretendere il sigillo della Chiesa, bensì ammettere di essere giunto, proprio su questioni fondamentali, a decisioni del tutto personali».
All’indomani dell’elezione di Benedetto XVI, il vecchio allievo e collega aveva manifestato la sua «delusione gigantesca», ma aveva anche invitato ad attendere prima di giudicare il nuovo Pontefice e aveva avanzato alcuni punti di un’ipotetica agenda, tra i quali l’ecumenismo e la collegialità. Ora Küng ha chiesto e ottenuto di vedere il Papa. L’incontro è avvenuto di sabato, com’era accaduto per l’udienza concessa qualche settimana fa ad Oriana Fallaci. «È stata una gioia reciproca rivederci dopo tanti anni. Non ci siamo abbracciati: sa, noi siamo tedeschi, non così espansivi come i latini!», ha commentato Küng. «È un fatto che Papa Wojtyla non mi abbia voluto ricevere per venticinque anni dopo che mi era stata ritirata la mia missione canonica per insegnare a Tubinga». Ma «io non ho mai perso la fiducia che un incontro potesse avvenire con un altro Papa». Infatti, ha aggiunto, «qualche tempo fa avevo scritto una nuova lettera per chiedere un incontro a Benedetto XVI», che poi si è avverato. «Questo non è un Papa che guarda al passato, rinchiuso in se stesso – ha detto ancora il teologo dissidente -. Al contrario egli guarda alla situazione ecclesiale com’è ed è attento e capace di ascolto. È in un atteggiamento di ricerca e capace di intrattenere un colloquio».