Con Ratzinger la Chiesa cambia politica

Andrea Piersanti

La nomina del nuovo Segretario di Stato in Vaticano è stata accompagnata da una campagna stampa inedita. Strumentali sono sembrati molti articoli usciti in questi giorni. Le indiscrezioni virtuali sulle possibili decisioni di Benedetto XVI sono state centellinate in un modo che è suonato stonato. È come se la stampa e la politica avessero avuto, magari solo per un attimo, la tentazione di poter influire sulla nomina dei nuovi vertici della Curia.
Ernesto Galli della Loggia ha affermato che stiamo assistendo alla fine del cattocomunismo. Si è tentati di dargli ragione. Anche se per motivi diversi dai suoi. Il cattocomunismo infatti è stato ed è anche questo: il tentativo strisciante della politica di coinvolgere nelle cose del mondo le strategie pastorali della Chiesa. La stagione di una certa millantata promiscuità fra affari della politica e strategie della Chiesa però ora sta proprio finendo.
La comunità dei credenti, dopo Giovanni Paolo II e ora ancora di più con Benedetto XVI, riscopre ogni giorno la centralità esclusiva e prioritaria della fede. È come nella processione del Corpus Domini, dove anche il Papa, leader mondiale, si mette in processione dietro, e non davanti, al Santissimo. È il segno dei tempi. Le spianate si riempiono di milioni di fedeli di tutte le età, con le mani giunte e in ginocchio di fronte al Sacramento. Un fenomeno che colpisce l’attenzione e la fantasia anche dei non credenti.
L’attività pastorale, mai come oggi, è in cima alla scala gerarchica della comunicazione dei cattolici. Un fatto che spiazza gli addetti ai lavori e che potrebbe far fallire il tentativo pluridecennale del cattocomunismo di forzare la porta per una convivenza impossibile fra interessi e strategie che sono invece inconciliabili. In questo senso potranno essere lette le nomine che saranno fatte in Curia per sostituire i tanti capi dicastero che hanno più che raggiunto l’età della pensione.
Il primato del Pastore sul politico è la caratteristica dell’epoca che ci si appresta a vivere. I mass media, però, non sembrano ancora del tutto preparati. Per giorni si sono moltiplicati gli sforzi, anche se forse non tutti consapevoli, di cercare di influenzare dall’esterno le riflessioni del Papa. Ma il Papa ha taciuto e ha sospeso, fino ad oggi, le tanto attese nomine. Serenità e determinazione, ma anche consapevolezza delle proprie responsabilità: sono questi i sentimenti che Benedetto XVI è riuscito nel frattempo a suscitare intorno a sé. Dentro e fuori la Curia.
Con il nuovo Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, salesiano e a lungo collaboratore di Ratzinger, le cose quindi potranno proseguire sulla strada tracciata. I media dovranno imparare a fare i conti con un linguaggio che sarà necessariamente sempre più diverso da quello della politica. Per alcuni però sarà una forte delusione. Peccato. Si tratta infatti di una situazione che propone nuove opportunità per quella parte della politica più attenta ai valori umani e spirituali fondamentali. La politica potrebbe tornare ad essere un esercizio nobile di servizio alla comunità. Se così fosse, avrebbe veramente ragione Galli della Loggia: la stagione del cattocomunismo sarebbe finita.
Alla fine di giugno si celebra la festa dedicata ai Santi Pietro e Paolo. Sono proprio loro a ricordarci la debolezza della nostra condizione umana e il fascino irresistibile del nostro percorso quotidiano verso la santità. Proprio loro, i due uomini ai quali Dio affidò il compito di fondare e di guidare la Chiesa.