Ratzinger disegna la sua Chiesa Nuovi cardinali, cambia la curia

Il concistoro potrebbe svolgersi già a marzo. Tra aprile e giugno svolta nel «governo»

Andrea Tornielli

da Roma

Il primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali del pontificato di Benedetto XVI potrebbe essere annunciato entro la fine di questo mese e celebrato il prossimo 25 marzo. Se le indiscrezioni che arrivano dai palazzi d’Oltretevere saranno confermate, significa che Papa Ratzinger ha deciso di nominare i nuovi porporati prima di dare l’avvio ai cambiamenti al vertice della Curia romana, attesi tra aprile e giugno. Molti osservatori si aspettavano quello che è stato definito lo tsunami delle nomine curiali per l’autunno scorso. In realtà Benedetto XVI già nelle settimane successive aveva stabilito di lasciare le cose così com’erano per un anno, per poi dare il via all’atteso ricambio che potrebbe coinvolgere i vertici della Segreteria di Stato e vari dicasteri della Santa Sede retti da porporati che hanno già abbondantemente passato l’età canonica dei 75 anni. Sia a Monaco di Baviera, dove arrivò come arcivescovo nel 1977, sia dopo essere giunto in Vaticano, Ratzinger ha sempre aspettato un anno prima di muovere qualsiasi pedina. Un anno di riflessione e preghiera.
Il nuovo Papa aveva anche già stabilito quando convocare il concistoro per dare la berretta rossa ai nuovi prìncipi della Chiesa. Com’è noto, il tetto dei cardinali elettori, cioè con meno di ottant’anni, è stato stabilito da Paolo VI a 120. Giovanni Paolo II ha più volte derogato a questo limite, senza però mai cambiare formalmente la legge: nonostante tali «sforamenti», al conclave che ha eletto il suo successore hanno partecipato 115 porporati. Benedetto XVI sembrerebbe invece intenzionato a rispettare quel tetto. In Vaticano circola una battuta su ciò che il Pontefice tedesco avrebbe detto, pochi giorni dopo l’elezione, a uno stretto collaboratore che gli chiedeva quando ci sarebbe stato il concistoro: «Con calma, perché di cardinali ce ne sono già tanti». Dunque ci si attende un concistoro con una dozzina di porporati al di sotto degli ottant’anni, ma sono ovviamente sempre possibili le sorprese.
La lista dei «papabili», di per sé, è già piuttosto nutrita. Nella Curia romana sono in corsa l’arciprete di San Pietro Angelo Comastri, il Prefetto della Segnatura apostolica Agostino Vallini, il successore di Ratzinger all’ex Sant’Uffizio, l’americano William Levada, il Prefetto della Congregazione dei religiosi, lo sloveno Franc Rodè, il presidente del Pontificio consiglio per i laici, il polacco Stanislaw Rylko e il presidente del Pontificio consiglio «Cor Unum», il tedesco Paul Cordes. Ma i candidati non mancano anche nelle diocesi. Sono senza berretta rossa, ad esempio, l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, gli arcivescovi di Parigi, André Vingt-Trois, e di Bordeaux, Pierre Richard; l’arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, l’americano Sean O’Malley di Boston, e l’irlandese Diarmuid Martin di Dublino.
Per quanto riguarda gli ultraottantenni, il Papa potrebbe includere nella lista il vescovo Luigi De Magistris (li compirà il 23 febbraio) che ha retto la Penitenzieria apostolica ma non venne incluso nell’ultimo concistoro dell’ottobre 2003, così pure premiare altre personalità, teologi o studiosi, come era solito fare Wojtyla, spesso su suggerimento dello stesso Ratzinger.
Dal punto di vista statistico, guardando al comportamento dei Papi degli ultimi cinquant’anni, non è facile individuare una tendenza precisa in merito alla data di convocazione della loro prima creazione cardinalizia: Pio XII, eletto nel marzo 1939, attese fino al febbraio 1946, a motivo della guerra. Giovanni XXIII, eletto nell’ottobre 1958, creò i suoi primi cardinali già il 15 dicembre di quello stesso anno, ma allora c’erano davvero molti posti vacanti. Paolo VI, eletto nel giugno 1963, attese fino al febbraio di due anni dopo (c’era il Concilio aperto), mentre Giovanni Paolo II, eletto nell’ottobre 1978, convocò il suo primo concistoro nel giugno del ’79.