Ratzinger «liberalizza» la messa preconciliare

Il cardinale Medina conferma: «Il documento papale è ormai pronto per la pubblicazione»

Andrea Tornielli

da Roma

Si avvicina la pubblicazione del documento papale che renderà più facile l’uso dell’antico messale di San Pio V, il rito in latino rimasto in vigore fino alla riforma post-conciliare. Lo ha confermato ieri il cardinale cileno Jorge Arturo Medina Estevez, membro della commissione «Ecclesia Dei» (nata per favorire il rientro nella piena comunione con Roma dei seguaci di Lefebvre) che si è riunita ieri: «La pubblicazione del Motu Proprio che liberalizzerà la celebrazione secondo l’antico messale è prossima». Il porporato ha aggiunto: «Noi abbiamo studiato il documento con calma, abbiamo discusso assieme per più di quattro ore ed effettuato alcune correzioni al testo».
Da quanto si apprende, la riunione di ieri è stata positiva. È noto che sulla liberalizzazione della vecchia messa e sul rientro dei lefebvriani, le posizioni nella Chiesa sono diverse. Di recente i vescovi francesi avevano sollevato perplessità sul documento papale - che è comunque pronto e in attesa soltanto della data di pubblicazione - così come perplessità aveva suscitato la creazione dell’istituto «Pastor Bonus» per cinque preti e alcuni seminaristi ex lefebvriani a Bordeaux. Benedetto XVI, che vuole procedere con calma e senza strappi, ha nominato membro dell’«Ecclesia Dei» proprio il cardinale Paul Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza episcopale francese.
All’ordine del giorno della riunione c’era anche la discussione della cornice giuridica nella quale inquadrare i lefebvriani dopo il rientro nella piena comunione con la Santa Sede. Una comunione che si era interrotta con l’ordinazione da parte del vescovo tradizionalista Marcel Lefebvre di quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, avvenuta nel 1988.
Le questioni dibattute, dunque, sono due. La prima riguarda la liberalizzazione del messale di San Pio V, che rappresenterebbe in effetti la piena attuazione della volontà di Giovanni Paolo II, il quale, concedendo l’indulto che permetteva l’uso della vecchia messa, voleva venire incontro alle istanze dei tradizionalisti. Nonostante l’invito rivolto da Wojtyla ai vescovi perché fossero «generosi» nel concederla ai fedeli che la richiedevano, questi si sono spesso scontrati con dei «no» e delle porte chiuse. Per questo Benedetto XVI intende estendere l’indulto del predecessore, di fatto togliendo ai vescovi potere discrezionale in materia: il messale di San Pio V non è mai stato abolito, e anche se il rito romano ordinario è quello nato dalla riforma liturgica post-conciliare, quello antico - usato per secoli dalla Chiesa - può esistere come «rito straordinario». I vescovi, insomma, non potranno più negare l’antica messa, ma soltanto regolare, insieme ai parroci, l’eventuale sua celebrazione armonizzandola con le necessità della comunità. Le correzioni apportate dovrebbero aver abbassato da 50 a 30 il numero minimo di fedeli che chiedono la celebrazione secondo il vecchio rito. Per quanto riguarda invece il rientro dei lefebvriani, una volta che il rito di San Pio V sarà liberalizzato, l’accordo dovrebbe essere più facile.