Ratzinger pronto a predicare anche su YouTube

La Santa Sede ha stretto un accordo con Google: i discorsi di Benedetto
XVI potranno essere visti sul sito web attraverso un canale ad hoc.
Obiettivo: favorire la fruizione diretta delle parole e delle immagini
del Pontefice

Roma Benedetto XVI sbarca su YouTube grazie a un accordo tra la Santa Sede e Google, il più usato motore di ricerca sul web: discorsi, omelie e interventi del Pontefice potranno essere visti via Internet attraverso un apposito canale dedicato. Sempre meno mediazioni giornalistiche, sempre più informazione diretta offerta a coloro che vogliono accostarsi al mondo d’Oltretevere.
L’iniziativa, promossa dal Centro televisivo vaticano e dalla Radio Vaticana, sarà annunciata venerdì prossimo, in occasione della presentazione del messaggio del Papa per la 43° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Ad illustrarla ci saranno l’arcivescovo Claudio Maria Celli e monsignor Paul Tighe, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, padre Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana, del Ctv della Sala Stampa della Santa Sede, insieme ad Henrique de Castro, direttore esecutivo delle «soluzioni media» di Google.
La collaborazione con Google dovrebbe prevedere l’allestimento di un vero e proprio canale con brevi filmati e news curati dal Centro televisivo vaticano, e la possibilità di trovare attraverso Google testi e documenti in modo ordinato. Oggi invece la ricerca delle parole «Papa» e «Vaticano» sul più usato motore di ricerca mondiale offre rispettivamente 102 milioni e 14 milioni 900mila risultati. Nel primo caso in vetta c’è Wikipedia seguita ad appena cinque posizioni da «nonenciclopedia.wikia» che descrive Ratzinger testualmente come «un vecchietto a capo di tutti i fondamentalisti cattolici», mentre nel secondo caso l’enciclopedia telematica è al terzo posto, seguita da due video significativamente intitolati «Il Vaticano veste Prada» e «Satana in Vaticano» e non propriamente equanimi verso la Santa Sede.
Secondo il cliccatissimo blog «Paparatzinger», divenuto punto di riferimento informativo per quanto riguarda Benedetto XVI grazie all’attento lavoro di monitoraggio sulla copertura mediatica dell’attività papale, il bilancio è «fortemente negativo». Nell’anno appena concluso si è accusato il Pontefice di tutto, attribuendogli responsabilità dal caso di Eluana Englaro fino alla questione della depenalizzazione dell’omosessualità. Spesso vengono attribuite a Ratzinger affermazioni espresse da altri prelati, e in molti casi a prevalere sono semplificazioni e pregiudizi. Come nel caso della mancata visita alla Sapienza, nel gennaio 2008, quando i docenti hanno contestato il Pontefice attribuendogli una citazione – presa da Wikipedia – che invece era di Paul Feyerabend. Grazie all’accordo con Google, insomma, dovrebbe essere più facile, per chi è interessato ad attingere alle fonti dirette.
Del resto proprio l’uso di Internet e la possibilità offerta dalle nuove tecnologie è il tema del messaggio papale di quest’anno, intitolato «Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia». Su questo la Chiesa italiana si mobilita. Si svolgerà a partire da domani a Roma il convegno «Chiesa in rete 2.0» promosso dall’ufficio per le comunicazioni sociali e dal servizio informatico della Cei. «Nell’era di Internet e dei social network non possono mancare le condizioni affinché il servizio alle diocesi e alle parrocchie possa meglio svolgersi con la conoscenza e con l’uso corretto delle nuove tecnologie, che non introducono solo un metodo di lavoro, ma incidono sulla mentalità e sul costume delle persone» spiega don Domenico Pompili, portavoce della Conferenza episcopale italiana. Mentre il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, che su YouTube è già sbarcato da tempo, interverrà sabato 24 gennaio a un convegno presso il Circolo della stampa, dedicato al «giornalismo in tempo di Internet», insieme al direttore del Sole 24Ore Ferruccio De Bortoli e del Tg1 Gianni Riotta, per interrogarsi su come stia cambiando la professione del comunicatore.