Ratzinger sceglie i suoi primi cinque santi

Il rammarico per l’assenza dei vescovi cinesi

Andrea Tornielli

da Roma

Papa Ratzinger ha proclamato ieri i suoi primi cinque santi nel corso della cerimonia conclusiva del Sinodo dei vescovi sull’eucaristia: sono Jozef Bilczewski, polacco, arcivescovo di Leopoli dei latini; il sacerdote italiano Gaetano Catanoso, fondatore della suore Veroniche del Volto santo; il polacco Zygmount Gorazdowski, «sacerdote dei mendicanti» fondatore delle suore di San Giuseppe; il gesuita cileno, Alberto Hurtado Cruchaga, fondatore di case di accoglienza e dell’associazione sindacale cilena; l’italiano Felice Da Nicosia, fratello laico dei francescani cappuccini, umile questuante che seppe diventare una presenza spirituale nella città siciliana.
Com’è noto, Benedetto XVI subito dopo l’elezione ha scelto di non presiedere più le cerimonie di beatificazione, ritornando alla prassi in vigore fino a Paolo VI, riservandosi invece soltanto le canonizzazioni. Ecco perché quella di ieri è stata la prima cerimonia di questo tipo dopo sei mesi di pontificato. Questo significa che diminuiranno i nuovi beati e i nuovi canonizzati? Autorevoli fonti della Congregazione per le cause dei santi assicurano che tutto continuerà come prima (ci sono più di duemila cause aperte) e che il nuovo Papa non ha chiesto di rallentare il ritmo. Scegliendo di non proclamare più personalmente i beati, Benedetto XVI vuole decentrare le cerimonie facendole celebrare presso le Chiese d’origine dei candidati agli altari.
La cerimonia di ieri si è aperta con l’immagine surreale del cupolone di San Pietro avvolto da una nebbia che si è a poco a poco diradata lasciando il posto a una giornata di sole. Il Papa nell’omelia ha ricordato alcune caratteristiche dei nuovi santi. Di don Catanoso, morto nel 1963, ha citato la «felice intuizione» con cui ha coniugato la devozione al volto santo di Gesù con l’adorazione eucaristica. «La messa quotidiana e la frequente adorazione del sacramento dell’altare furono l’anima del suo sacerdozio» ha detto Ratzinger. Di Felice Da Nicosia, vissuto nel Settecento, Benedetto XVI ha ricordato la frase che egli amava ripetere in ogni circostanza, gioiosa o triste: «Sia per l’amor di Dio»: «Fra Felice – ha aggiunto – ci aiuta a scoprire il valore delle piccole cose che impreziosiscono la vita, e ci insegna a cogliere il senso della famiglia e del servizio ai fratelli, mostrandoci che la gioia vera e duratura è frutto dell’amore».
Il Papa ha quindi fatto un accenno ai temi del Sinodo. Un passaggio è risuonato significativo, quello dedicato al celibato dei preti, definito «dono prezioso»: «Sul mistero eucaristico, celebrato e adorato – ha detto Ratzinger – si fonda il celibato che i presbiteri hanno ricevuto quale dono prezioso e segno dell’amore indiviso di Dio verso il prossimo». Al Sinodo ci sono stati molti interventi dedicati alla carenza di sacerdoti, ed è stata avanzata la proposta di ordinare uomini sposati di «provata virtù». Ma l’idea è stata accantonata e nel testo finale è stato ribadito il valore del celibato per la Chiesa latina. Benedetto XVI ha anche parlato dei quattro vescovi cinesi che dovevano essere presenti al Sinodo ma non sono potuti venire perché il governo di Pechino ha negato loro il permesso: «Il sofferto cammino» delle comunità cinesi «è presente nel nostro cuore». Il Papa ha confessato di aver provato «viva pena» per la loro assenza e ha assicurato la sua vicinanza a tutta la Chiesa cinese.