Raul Midón: il fascino del nuovo soul

Antonio Lodetti

Molti lo considerano il potenziale artista dell’anno; in America si parla molto di lui. (Nel suo cd c’è Stevie Wonder ed è stato ospite di grandi show come quello di David Letterman). È Raul Midón, giovane chitarrista-cantante del New Mexico che con le sue ballate ha aperto una nuova via sulle strade del soul. Se di soul si può parlare per un raffinato cocktail di suoni acustici giocato sul raro talento e sui giochi mimetici della sua voce dalla incredibile vitalità di modulazione (è in grado di spaziare dalle note più sensuali all’acutissimo falsetto). Le sue canzoni sono pulsanti dialoghi tra chitarra e voce; la prima pizzicata con grande virtuosismo (ricorda un bluesman che incrocia la fantasia armonica di Tuck Andress, quello del duo Tuck e Patti), la seconda acrobatica in imprendibili fraseggi di elegante fluidità (risale da Bobby McFerrin ai Mills Brothers, tanto che dal vivo lascia di stucco il pubblico imitando alla perfezione il suono della tromba). Le canzoni di Midón sono sì sofisticate ma «prendono» l’ascoltatore; lo dimostra il cd State Of Mind e il concerto che ha tenuto mercoledì scorso alla Salumeria della musica di Milano. Nello stesso brano (ad esempio la splendida If You’re Gonna Leave) smonta e rimonta le atmosfere più diverse, passando dalle melodie rarefatte ai ritmi forsennati. L’album è composto di tredici brani, tutti belli e sobriamente arrangiati (oltre al pezzo che dà titolo al disco spiccano Mistery Girl, Sittin’In the Middle dedicata a Donnie Hathaway e Expressions Of Love in duo con Stevie Wonder). Quegli stessi che ripropone da solo in concerto, con forza comunicativa ed intensità ancora maggiore.