Da Raul a Trezeguet: tutti gli assenti illustri

Quelli che fanno più rumore sono quelli esclusi dal ct, come l'attaccante del Real Madrid o il bomber della Juventus, ma ci sono anche i "volontari" della rinuncia come Nedved, Figo, Khan e Seedorf

José Luis Aragonés Suárez Martinez, forse la confusione è nell’imprinting del nome, non si era accorto di essere in cattiva compagnia. Nell’ottobre scorso, al termine di un allenamento delle Furie rosse che lo hanno ingaggiato come selezionatore, credeva di essere in tranquilla libertà fra amici e si è lasciato andare come quando ci si fa un goccetto e si va a ruota libera: «Sai quanti Mondiali ha giocato Raúl? - ha risposto a chi gli chiedeva dell’assenza fra i convocati del capitano del Real Madrid per la sfida decisiva contro la Danimarca per l’accesso a Euro 2008 -. Te lo dico io: tre. E sai a quanti Europei è andato? Te lo dico io: a due. E ora dimmi: che cosa abbiamo vinto?». La risposta è sulla bocca di tutti, la Spagna non vince qualcosa dai tempi di Luis Suarez, favolosi anni Sessanta. Condannare Raul anche per quanto non sono riusciti a fare Butragueno e Michel, Chendo e Santillana forse è troppo. Ma Aragones non si era accorto che nel gruppo degli amici era appostato un giornalista de El Mundo Deportivo con tanto di registratore. Questo è un lavoro sporco, ma come si sa qualcuno deve pur farlo. Sfogo ripetuto ben tre volte da Aragones, registrato e mandato in onda in una popolare trasmissione sportiva. Scandalo. Raul Gonzales Blanco è tuttora considerato una delle migliori seconde punte al mondo, ha tecnica, dribbling, idolo del Bernabeu, ex capitano della nazionale, oltre cento presenze e maggior realizzatore con 44 reti, un palmares che occuperebbe il resto della pagina, un contratto fino al 2011 con il Real che si aggiorna automaticamente se disputa almeno 30 partite a stagione. È il più clamoroso drop out di questo Europeo, se vuole lo vedrà sul tv color, per Aragones, dopo la gaffe, nessun ripensamento, il 17 maggio di quest’anno la scelta è diventata ufficiale, resta fermo all’ultima convocazione del 6 settembre 2006. Curiosamente si gioca con Filippo Inzaghi il trono di miglior goleador di coppe europee e anche Superpippo ci è rimasto molto male quando ha saputo di restare a casa. «Io lo rispetto - si è giustificato il ct Roberto Donadoni -, ma anche lui deve rispettare me. Il discorso è chiuso». Inzaghi aveva ricordato come in alcune trasferte snobbate da altri, per esempio dalle parti di mamma orsa, lui ci aveva messo la faccia con tanto entusiasmo: «Sono deluso a livello umano, con lui pensavo di avere un buon rapporto».

Ma probabilmente il caso più eccitante resta quello di David Trezeguet, questione personale, storie di antipatia, unica spiegazione, non plausibile, sulla sua esclusione addirittura dai 39 nomi della pre-lista di Raymond Domenech. In fondo per gli azzurri non è così male, il franco argentino è uno che picchia in porta e saperlo fuori è sempre un piacere. Ma per reti e media gol, resta uno dei più forti attaccanti europei di questo ultimo decennio: «Non la vivo come un dramma - la risposta di Trezegol -. Segno in una delle squadre più importanti del mondo in uno dei campionati più difficili del mondo. Di più non posso fare». Il simpatico Domenech ha parlato anche di comportamenti sopra le righe da parte dell’entourage dello juventino. Ma c’è fuori anche Philippe Mexes, uno dei migliori centrali difensivi d’Europa. Il 27 maggio Domenech gli ha comunicato la sua decisione: «Caro Philippe, ogni volta che ti ho chiamato sei sempre stato male. Non è possibile! Resti a casa». A Mexes ripetono da almeno quattro anni che quando diventerà titolare nessuno gli porterà più via il posto: «Capisco - la replica di Mexes -, ma non mi sento certo inferiore a Escudè, Boumsong e Squillaci».

Lista lunghissima quella degli esclusi, alcuni per scelta personale come quella di Pavel Nedved, Luis Figo e Oliver Kahn, o Clarence Seedorf che dopo telefonata chiarificatrice con Marco Van Basten, ha declinato l’invito senza la garanzia di un posto da titolare. Mancheranno gli infortunati Bernd Schneider, Ryan Babel e Tomas Rosicky. Il tedesco è stato operato di ernia al disco, per l’olandese rottura dei legamenti, stesso problema per il capitano della Repubblica Ceca. Fuori anche Maniche, Flamini, Edoardo, il croato brasiliano dell’Arsenal, 12 presenze, 10 gol, quello del drammatico filmato in cui gli fratturano tibia e perone con una entrata assassina in Premier league. E poi l’assenza più inattesa, quella di Hakan Sukur, il simpatico pennellone che deliziò le platee italiane, addirittura compagno di Ronaldo. Quella tempesta di Fatih Terim l’ha segato nonostante le otto presenze nelle gare di qualificazione. La Turchia tenterà il grande colpo riuscito alla Grecia senza di lui e noi, a fatica, cercheremo di farcene una ragione.