RAVA E DI BATTISTA Il sax che vola alto inaugura il Jazzin’

Si apre stasera la prima edizione del festival milanese, fino al 27 luglio all’Arena Sul palco il famoso quintetto

Decolla questa sera Milano Jazzin' Festival, venti concerti di jazz (e ampi dintorni) all’Arena che per l’occasione sarà tinta completamente di rosso, grazie a un sapiente gioco di luci. Comunque la pensino i puristi e i nostalgici dei jazzfest che si tenevano d'inverno nei teatri, era tempo: e l'attesa infatti è notevole. L'appuntamento è per le 21 all'ingresso Trionfale, lato via Legnano.
L'apertura spetta a Stefano Di Battista, sax alto e soprano, con il quartetto del trombettista e flicornista Enrico Rava che comprende Andrea Pozza pianoforte, Rosario Bonaccorso contrabbasso e Marcello Di Leonardo batteria. Seguono i «terrific sounds» dell'orchestra funk & black del sassofonista e cantante Maceo Parker, nove elementi che sembrano essere almeno venti. Rava e Di Battista hanno una pregevole familiarità reciproca, per non parlare dell'affiatamento di Rava con il suo gruppo stabile. Ciò garantisce un esordio del Jazzin’Festival eccellente e di assoluto livello internazionale, degno del nome che la musica afro-americana prodotta in Italia si è conquistata ovunque. Sono lontanissimi i tempi in cui certi articoli incauti potevano sostenere che nel Belpaese si suonava il jazz peggiore d'Europa. Non era vero, ma poi quelle dichiarazioni furono smentite dai musicisti emergenti degli anni Settanta e Ottanta, dall'avvento di nuove scuole di musica e oggi è addirittura rovesciata dai solisti attuali, per i quali in Italia si suona il jazz migliore d'Europa e uno dei più stimati al mondo. Di Battista fa parte a pieno titolo di questi solisti, e così pure i collaboratori di Rava, fra i quali - senza fare torto alcuno agli altri - è degno di una particolare menzione almeno il pianista genovese Andrea Pozza. Enrico Rava, più vicino ai settant'anni che ai sessanta, è invece uno degli ultimi grandi autodidatti italiani. È stato il primo a farsi apprezzare nel temibile ambiente musicale di New York, e col tempo è diventato il jazzista italiano più noto e amato all'estero, Stati Uniti compresi, e ha collezionato riconoscimenti e premi prestigiosi. Sta vivendo ora una seconda giovinezza artistica pienamente meritata.
Subito dopo, si diceva, arriverà Maceo Parker. L'anziano sassofonista dice che la sua musica è costituita da due per cento di jazz e da novantotto per cento di funk (che peraltro, per chi non lo sapesse, è «interno» al jazz). Suonava così già nel 1960, quando improvvisava roventi assoli di sax alto nel complesso del cantante James Brown. Ma sbaglierebbero i puristi se si avviassero verso l'uscita. Rimangano, e come minimo si divertiranno. Ascolteranno ritmi irresistibili, accompagnandoli con movimenti del corpo (succede quasi dappertutto, perlomeno se il pubblico è giovane) e si impegneranno addirittura in cenni estemporanei di danza. L'accordo fra i musicisti e gli spettatori è di solito totale, senza che ci sia bisogno delle solite sollecitazioni verbali, e si assisterà a una sorta di ritorno ai tempi antichi del jazz, quando di fronte allo swing degli anni Trenta non si disdegnava di ballare.
Stefano Di Battista & Enrico Rava e Maceo Parker
questa sera ore 21 Arena civica
ingresso da via Legnano
ingresso: 10 euro