Rava e la sua tromba jazz al Porto antico

Grande appuntamento stasera al Gezmataz Festival, nel suggestivo palco dell'Arena del Mare, con Enrico Rava. Rava è indubbiamente il jazzista italiano più conosciuto a livello internazionale. Nato a Trieste nel 1939, il suo destino sarebbe stato quello di portare avanti l'azienda di trasporti di famiglia, ma non andò così. Come racconta lui stesso, andare in dogana e parlare coi camionisti era un lavoro che detestava. «Sopportavo tutto quello solo perché la notte suonavo il mio jazz». E quella del jazz era una passione che gli era nata da adolescente e che gli ha fatto bruciare ore di sonno, così importanti per il suo lavoro, quando di notte suonava nei locali torinesi.
Infatti si avvicinò alla tromba diciottenne, grande ammiratore di Miles Davis e Chet Baker, cominciando a fare la sua gavetta fino a quando nel '63 conobbe Gato Barbieri, al cui fianco due anni dopo, incise la colonna sonora del film di Montaldo «Una bella grinta».
Capì presto che per coltivare al meglio la sua passione per il jazz era opportuno andare fuori Italia ed infatti, lasciata l'azienda paterna, si trasferì a Londra iniziando a suonare free jazz insieme a Don Cherry, Mal Waldron e Steve Lacy. Ma è il trasferimento a New York che avvenne nel'67, quello che gli permise di avere i maggiori contatti con i musicisti più importanti dell'avanguardia free. Qui infatti incontrò Roswell Rudd, Marion Brown, Rashid Ali, Cecil Taylor, Carla Bley.
Dopo svariate registrazioni come comprimario nel '72 incise il primo album a suo nome, «Il giro del mondo in ottanta giorni» che decretò il suo successo. Le collaborazioni e le incisioni si susseguirono, preziose, a ritmo serrato, al fianco di prestigiosi musicisti italiani, europei, americani, tra i quali Lee Konitz, Richard Galliano, Joe Gilberto.
La sua schiettezza umana ed artistica lo pongono al di fuori di ogni schema, facendone un musicista rigoroso ma incurante delle convenzioni. La sua poetica è immediatamente riconoscibile e la sua sonorità lirica e struggente è sempre sorretta da una stupefacente freschezza di ispirazione. Strumentista raffinato questo poeta della tromba è anche un sensibile e abile compositore, capace di suonare nei più disparati contesti e di fondere nel suo personalissimo stile influenze musicali molteplici, dal jazz alla musica sudamericana, dal funk al rock. Del suo stile dice: «Non sono un improvvisatore, la gara sugli accordi, quelle cose lì, no, non sono io. Io credo, spero, mi illudo di essere un raccontatore».
Stasera lo sentiremo assieme al suo Quintet, formato da Gianluca Petrella al trombone, Andrea Pozza al piano, Francesco Ponticelli al contrabbasso ed Emanuele Maniscalco alla batteria, che eseguiranno il programma «The words and the days». Ingresso 12 euro.