Ravenna Festival

A mò di didascalia della ventesima edizione del Ravenna Festival, in programma dal 14 giugno al 18 luglio, c’è un versetto del Corano. «Non c’è altro Dio che Dio». Una citazione che si compone anche di un verso del poeta sufi Rumi («Quando ti sento arrivare il mio cuore danza»). Ed è proprio a questo poeta del Duecento che viene dedicato uno degli spettacoli più attesi del festival diretto da Cristina Mazzavillani Muti. Si tratta di In the blink of the eye (al suo debutto italiano) con il quale il celebre regista Robert Wilson esplora il senso del divino ben oltre la religione. Stesso obiettivo che si pongono i monaci Shaolin diretti dal coreografo Sidi Larbi Cherkaoui con lo spettacolo Sutra («preghiera», appunto). La valorizzazione della scuola musicale napoletana del Settecento e il progetto «Le vie dell’amicizia» (viaggi dove la musica si pone come ambasciatrice di pace in luoghi troppo spesso martoriati dalla guerra) sono gli altri temi forti del festival. Nella speranza che questo impegno - come si augura la Mazzavillani Muti - possa rafforzare «la candidatura di Ravenna come capitale europea della cultura». «La musica accomuna persone di razza, religione, cultura, lingue diverse. Si esprime attraverso i sentimenti e i sentimenti degli uomini sono uguali, quando sono di buona volontà», osserva il maestro Riccardo Muti che a Sarajevo dirigerà l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il prossimo 13 luglio, data che cade nella settimana del ricordo della strage di Srebrenica (luglio ’95). Il concerto si chiuderà, come nel ’97, con la Terza sinfonia di Beethoven.
Nella manifestazione ci sarà ancora spazio per il progetto di valorizzazione della scuola napoletana del Settecento che ebbe profonda influenza sul panorama europeo: dopo Il ritorno di Don Calandrino di Cimarosa e Il matrimonio inaspettato di Paisiello, il maestro Muti dirigerà Demoofonte, il dramma per musica in tre atti, composto da Niccolò Jommelli nel 1770. Il progetto coinvolge, quest’anno, oltre al Festival di Pentecoste di Salisburgo anche l’Opera di Parigi. Il progetto della Scuola napoletana è da sempre nel cuore di Muti, che si scalda nel ricordo della prova generale per l’opera di Cimarosa proposta a Salisburgo. «Dopo la prova generale dell’opera di Cimarosa - ricorda il maestro - il sovrintendente del festival Jurgen Flim mi ha detto: “Sentendo questa musica si capisce che Mozart non è piovuto dal cielo”». Muti, incalzato dai cronisti nel corso della presentazione alla stampa del Festival, ha avuto modo di commentare così la sua candidatura a direttore dell’Opera di Roma: «Sto valutando l’offerta con entusiasmo».
Tra i grandi nomi della musica presenti al festival ravennate anche Pierre Boulez che dirigerà l’Orchestra di Parigi proponendo due capolavori assoluti del Novecento quali Sinfonia dei Salmi di Stravinskij e Messa glagolitica di Janacek.
L’evento conclusivo del festival vede l’incontro di due pianisti tanto geniali quanto distanti per cultura e formazione. L’enfant prodige della classica Lang Lang (che ha stupito i critici ma non il pubblico con la sua esibizione su Second Life) e il veterano del jazz elettrico Herbie Hancock che proporranno, tra l’altro, la Rapsodia in blu di Gershwin arrangiata per due pianoforti. Tra gli eventi che arricchiscono il programma anche la coregrafia di Micha van Hoecke dedicata alle Baccanti di Euripide e il fortunato musical Mamma mia! tratto dalle canzoni degli Abba e diretto da Phyllida Lloyd.