Razionalizzazione? L’Asp fa finta di niente

Malgrado l’austerity l’agenzia regionale sta facendo incetta di nuovi collaboratori e consulenti

L’Asp per quel che la riguarda mette al bando risparmio e razionalizzazione delle risorse. Anzi l’Agenzia di sanità pubblica (Laziosanità) quanto a ingaggi di collaboratori e consulenti, di anno in anno, fa incetta. Dirigenti a contratto, funzionari e fiduciari arricchiscono le file del palazzetto decò in via di Santa Costanza fino a rimpinzarla di oltre 200 dipendenti. Tant’è che dal 2005 a oggi le spese del personale sono aumentate di ben 3milioni di euro. Nel 2005 le somme destinate agli stipendi dei contrattisti contavano 4milioni e 809mila euro, nel 2006 sono salite a 5milioni e 807mila, fino al febbraio 2007 quando sono salite ancora: addirittura a 7milioni e 798mila. A questo numero bisogna sommare altri 3milioni di euro da riferire al personale a tempo indeterminato, per un totale di 10milioni e 967mila euro, oltre al costo di 588mila euro da attribuire alla paghetta del consiglio di amministrazione. In questo frattempo sono pure aumentati i direttori dipartimentali: da 6 a 8. L’esecutivo regionale si avvale di 4 soltanto. Ma all’Asp c’è un gran daffare soprattutto in virtù della rielaborazione del piano di rientro del deficit sanitario. Già è proprio la morigerata Asp che ha dettato le regole di razionalizzazione nel piano anti-deficit, dato indicazioni per il blocco del turnover, per il congelamento della stabilizzazione dei precari e il taglio dell’offerta sanitaria. Questo almeno per quanto riguarda la macchina sanitaria, ma in casa propria la musica è un’altra. Stonata. L’accusa a Laziosanità, maestra del metodo «due pesi e due misure», parte dal consigliere di Forza Italia Stefano De Lillo che mette in risalto le incongruenze gestionali dell’agenzia regionale: «La contraddittorietà di scelte antieconomiche che fanno sistema, penetrando nella stessa filiera di controllo della sanità, non fanno tornare i conti. L’Asp, nata come organo di controllo e osservatorio epidemiologico, oggi risulta uno strumento politico dell’assessorato. Mentre la Giunta in nome del blocco del turnover nega la copertura dei ruoli nelle piante organiche degli ospedali, l’Asp una pianta organica non ce l’ha, ma annovera circa 139 Co.co.co nei suoi ruoli. Alcuni con notevole differenza di retribuzione nonostante l’inquadramento contrattuale. Intanto il personale sanitario vincitore di concorso non viene assunto, gli ospedali sono in sofferenza per la mancanza di personale, le spese aumentano e gli operatori sono costretti a scendere in piazza: per questo martedì in commissione chiederemo le dimissioni del direttore Claudio Clini». E chi altri? È proprio lo stesso Clini a divulgare le notizie relative alla lievitazione di ingaggi del personale a contratto. Lo ammette lui stesso in una nota inviata al Collegio dei revisori dei conti spiegando che dal 2005 la spesa per il personale dirigente è aumentata del 42 per cento, per i funzionari del 16 e per gli impiegati dal 43 al 76 per cento.