Razzia nel cimitero: rubati vasi e statue

Asportati solo oggetti in bronzo Gli inquirenti: «Lavoro certosino»

Rabbia, dolore e indignazione fra gli abitanti di Villastanza, una delle frazioni di Parabiago. Per l'ennesima volta infatti il locale cimitero è stato preso di mira da una banda di ladri che ne ha fatto scempio, rubando buona parte dell'oggettistica in bronzo che adornava lapidi e tombe. Non si è trattato, come in altre occasioni, di un raid vandalico, bensì di un'azione ben organizzata, messa a segno da una nutrita squadra di malviventi che ha saputo scegliere, valutando fra quello che era da rubare e quanto invece non valeva la pena farlo. Si sospetta che ad entrare in azione siano stati extracomunitari, più probabilmente giovani romeni, riconvertiti dai furti di rame, oggi più pericolosi, a quelli meno rischiosi dell'oggettistica in bronzo. L'altra notte, secondo quanto ha potuto ricostruire la polizia locale, i ladri hanno scavalcato la recinzione e indisturbati hanno perlustrato con le torce, il vasto luogo di sepoltura. Dopo di che hanno focalizzato la loro attenzione sul campo 9, dove si sono subito messi all'opera. «Un lavoro da certosini» è stato il commento ricorrente. Infatti la banda si è messa alla ricerca degli oggetti di valore, ma allo stesso tempo più semplici da asportare. Così, nei loro sacchi sono finiti i vasi per i fiori, le lampade, piccole statue funebri, mentre sculture più costose, ma troppo pesanti, sono state tralasciate. I ladri, rimasti nel camposanto per buona parte della notte, si sono anche preoccupati di compiere un lavoro «pulito»; non solo quindi una scelta accurata, ma anche cautela nel non strappare, bensì nel tagliare i fili alle lampade elettriche, che sono stati poi legati fra loro e lasciati su tombe e lapidi: insomma furto sì ma senza vandalismo. «Volevano forse ridurre lo sdegno delle tante vittime così hanno cercato di usare le buone maniere – hanno raccontato l'indomani alcuni cittadini –; ma il furto nei cimiteri resta pur sempre un gesto sacrilego, senza scusanti».