Razzismo, speranze e vecchie glorie: ecco Francia-Spagna

Il ct Aragones offese Henry per il suo colore, Domenech rispolvera uno Zidane ormai logoro e boccia di nuovo Trezeguet in attacco

Tony Damascelli

Il momento più delicato? L’incontro tra Luis Aragones e Titì Henry. Perché mai? C’è una storia aspra, roba di razzismo intercettato, un colpo dei tabloid inglesi. Un giorno, in allenamento, Luis, perché basta il nome per lui, l’allenatore della nazionale di Spagna, Luis e basta, dunque il cittì, parlando con Reyes, sodale di Henry nell’Arsenal, gli disse all’orecchio: «Tu devi ricordargli che sei migliore di lui, che giochi da solo, digli negro sono più forte di te “me cago en tu puta madre, negro de mierda”».
Negro, allora, parola proibita, volgare, sparata in prima pagina sull’isola di sua maestà la regina. Fu scandalo, fu roba grossa a livello di Uefa, Fifa, Federcalcio inglese, Amnesty international e affini. Seguirono chiarimenti, tentativi goffi di sgonfiare il caso, Luis disse che si trattava di una battuta in allenamento, Henry spiegò che la cosa non lo interessava più di tanto, essendo già abituato a fischi e insulti anche in qualche campetto britannico.
Il caso è dunque abbondantemente rientrato. Luis è un tipo così, un giorno riuscì a mollare uno schiaffo a Eto’o quando giocava nel Mallorca, ma lo stesso Luis non se lo ricorda nemmeno. Adesso c’è la Francia e c’è Henry. Non c’è Reyes ma qualcosa deve aver detto Luis alle saette rosse per stimolarli alla partita della vita.
Come è da sempre la sfida con gli spagnoli. Per esempio la finale del campionato europeo del 1984 al Parco dei Principi di Parigi, fu la ciliegia sulla torta di Michel Platini che beffò Arconada, facendogli passare il pallone sotto la pancia, sembrava che il portiere spagnolo avesse fatto l’uovo e fu il titolo europeo per la Francia. Per la cronaca e la scaramanzia il giorno era il 27 di giugno, fate un po’ voi.
Sono passati tempi e calciatori. Oggi la partita è di quelle caldissime e vive di nostalgie pericolose. Soprattutto per la Francia. Domenech a queste è aggrappato, al punto che ripresenta Zinedine Zidane, dopo la squalifica ma con i muscoli logori e anche la mente. «Sarà una catastrofe», dicono alcuni coraggiosi colleghi giornalisti francesi mentre il resto del Paese protegge l’icona, più importante e simbolica della torre Eiffel.
Per far posto alla suddetta icona, ecco che Domenech rispedisce in panchina Trezeguet, cambiando immediatamente la scelta fatta contro Togo. Ma Raymond Domenech continua a sbilanciare la squadra, con Ribery e Malouda al fianco dello stesso Zidane, sperando che prima o poi i galletti tornino a essere tali. Si parla di formazione perché proprio nella personalità degli uomini sta la chiave di lettura della partita.
La Spagna in questo momento ha più carburante, più energia, più voglia di fare perché, a differenza dei francesi, ha messo da parte la riverenza nei confronti dei grandi del passato e ha messo dentro i ragazzi, il futuro, comunque le alternative. Raul giocherà a ridosso di Villa e Torres e qui sta un altro punto della partita: come la difesa francese, soprattutto i due centrali, Gallas e Thuram, non freschissimi di fisico, sapranno contrastare la coppia spagnola d’attacco.
La Francia sa di essere alla svolta storica: se dovesse uscire da questo mondiale dovrà prepararsi alla rivoluzione, a tagliare teste illustri, da Thuram a Vieira, non dico Zidane perché lo stesso ha annunciato da tempo che finito il mondiale finirà anche di giocare a pallone, a livello ufficiale, agonistico, per dedicarsi invece a insegnare football ai bambini, quelli di Madrid perché dalla capitale spagnola Zizou non si schioda, l’argent est interessante sempre.
Francesi e spagnoli hanno chiesto notizie sull’arbitro italiano. Roberto Rosetti era la seconda scelta della nostra federazione alle spalle di Massimo De Santis. I fatti e misfatti lo hanno promosso, ma il curriculum dell’arbitro torinese non rende tranquilli né Domenech né Luis.
Dunque vigilia di fermento in casa degli ex campioni del mondo e d’Europa, mentre gli spagnoli sono più quieti che mai scoprendo di essere addirittura in vantaggio negli scontri diretti: 11 a 10, con 6 pareggi.
Chi passa il turno sa di dover affrontare nei quarti il Brasile. Potrebbe accadere anche che dal cilindro esca il coniglio del Ghana, ma è meglio non farsi troppe illusioni. Bastano e avanzano Ronaldinho e Ronaldo, Kakà e Adriano. Intanto, tutti con gli occhi aperti al momento della stretta di mano tra Henry e Luis.