RAZZISMO

La parola è forte, fortissima. Razzismo. Qualcosa di aberrante che i nomadi hanno anche subito sulla propria pelle, nei campi di concentramento.
Ma, stavolta, il razzismo è alla rovescia, contro gli italiani, contro i residenti a Genova, contro i poveretti che sono in coda nell’attesa, nel sogno o nell’utopia di vedersi assegnata una casa popolare. Stavolta, il razzismo è nei confronti di chi ha la sola colpa di rispettare le leggi, di non delinquere, di cercare di arrivare a fine mese in modo onesto, anche se a volte è davvero difficile. Stavolta, il razzismo è nei confronti di chi paga regolarmente il contrassegno della Blu area, mentre un camper di nomadi è rimasto parcheggiato per mesi alla Foce, senza che nessuno dicesse nulla, salvo poi sparire quando è arrivata Euroflora. Stavolta, il razzismo è nei confronti dei genitori e dei nonni che, in piazza Rosetti, cercavano di insegnare l’educazione ai bimbi, mentre i loro coetanei nomadi spalmavano di escrementi gli scivoli, rendendoli inutilizzabili.
Quello che vi raccontiamo sul Giornale di oggi - anticipato nelle pagine di Genova e della Liguria di sabato, prima che diventasse una notizia da prima pagina anche per altri giornali - ha dell’incredibile. Così come aveva dell’incredibile un’altra storia che abbiamo denunciato solo noi, nel silenzio del resto del mondo dell’informazione, forse troppo impegnato nei preventivi dei mobilieri sulle poltrone Frau. E cioè che i figli dei nomadi siano automaticamente esonerati dal pagamento dei pasti nelle mense scolastiche controllate dal Comune, che hanno aumentato i prezzi soprattutto per le fasce di reddito più alte (e cioè, spesso, per chi guadagna come o meno di altri, ma paga le tasse fino all’ultimo centesimo). Ora, se esistesse una famiglia zingara miliardaria, che dichiara tutto al fisco, par di capire che comunque quello non pagherebbe.
Siamo all’assurdo. Soldi ai nomadi per andare nelle case popolari. Graduatorie che vedono addirittura disabili in lista d’attesa che vengono superate in scioltezza. Famiglie di zingari che alzano il prezzo per andarsene con scuse di ogni tipo: la casa popolare senza ascensore, quella troppo piccola, quella troppo grande, quella troppo periferica o quella vicino alle chiese cattoliche. Ora, speriamo che gran parte delle cose che vi stiamo raccontando siano leggende metropolitane. Ci auguriamo che domani il sindaco Pericu o i suoi delegati a gestire la situazione prendano carta e penna per spiegarci che abbiamo esagerato e che, in realtà, non è proprio così. Ci auguriamo che il consiglio comunale di oggi smentisca tutto.
Ma abbiamo paura che non succederà. E allora c’è un solo modo per vendicarsi del razzismo alla rovescia. Ed è il modo più democratico che esista: fare una croce sulla scheda elettorale dell’anno prossimo. Per mettere una croce sopra a quelli che ci governano così.