«Razzista è chi vuol lasciare gli stranieri nell’ignoranza»

«Io xenofobo? Razzista è chi vorrebbe lasciare le persone nell’ignoranza». Si difende dall’accusa più pesante Giuseppe Prevedini, il sindaco di Caravaggio (Bergamo) che due giorni fa ha rinviato la concessione della cittadinanza a Rafat Abdelrahman, un egiziano «reo» di non saper leggere l’italiano.
Sindaco, cosa è successo?
«Non ho nulla di personale contro questo ragazzo che è onesto, lavora, da sei anni è sposato con una donna italiana ed è padre di un bambino piccolo. È venuto nel mio ufficio con sua moglie per giurare fedeltà alla Costituzione. Io gli ho messo la fascia tricolore e gli ho porto il foglio con la formula. A quel punto ha ammesso di non essere in grado di leggere in italiano».
Lei cosa ha fatto?
«Gli ho detto che non avrei potuto procedere senza quel giuramento. L’ho invitato a tornare entro sei mesi, termine massimo concesso dal decreto, avendo imparato la lingua o memorizzato la formula. Gli ho chiesto se in Egitto mi sarebbe stato concesso il privilegio di giurare in italiano. Mi ha risposto: “Scherza? Avrebbero preteso l’arabo”».
Perché ha preso questa decisione?
«Perché è inammissibile che chi voglia la nostra cittadinanza non conosca prima di tutto la lingua. Come farebbe poi a leggere la Costituzione, a firmare i contratti, a interagire con gli uffici e le istituzioni? È la legge che è sbagliata. Negli altri Paesi europei studiare la lingua è condizione per diventare cittadini. Anche perché soltanto in questo modo si può arrivare a una vera integrazione».
Non ha paura di essere definito razzista?
«I giornali spagnoli lo hanno già fatto, ma io non sono affatto razzista. E vivo in una comunità che ha sempre accettato chi arrivava da lontano per lavorare. Secondo me razzista è chi non modifica queste leggi e pretende di lasciare gli stranieri nell’ignoranza. Chiunque voglia diventare italiano dovrebbe dimostrare di conoscere la nostra cultura e la nostra lingua, e di essere orgoglioso della sua scelta».
Cosa fate a Caravaggio per aiutare gli immigrati a integrarsi?
«Tutti gli strumenti che ormai sono realtà nelle principali città italiane li abbiamo sperimentati noi. Concediamo contributi per regolarizzare le badanti, organizziamo corsi di italiano ed elargiamo aiuti per accedere alla mensa e per acquistare i libri».
Quindi il Comune organizza corsi di italiano per gli immigrati?
«Certo, e lo facciamo da almeno sei anni attraverso un’associazione che finanziamo con i nostri fondi. Anzi, questo signore egiziano potrebbe frequentare le nostre lezioni e in questo modo tornare a prestare il suo giuramento alla Costituzione senza ulteriori problemi».
I suoi cittadini come hanno accolto questa decisione?
«In due giorni ho ricevuto almeno 300 e-mail di solidarietà. La gente è dalla mia parte. Questo non vuol dire che qualcuno abbia qualcosa contro questo signore. Lui è una persona per bene. Ma la gente è stufa, vuole regole che sanciscano in modo preciso diritti e doveri. Servono chiarezza e legalità. E chi ha il potere di modificare le cose ha il dovere di agire in fretta».