Rbs pronta a tagliare 9mila posti

È ancora lontano il traguardo della ripresa per le banche più colpite dalla crisi, costrette ancora a ricorrere a massicci piani di contenimento dei costi che passano anche dai tagli al personale. Mentre il Fondo monetario internazionale rivede le stime sugli asset tossici che avvelenano i bilanci bancari dai 2.200 miliardi di dollari dello scorso gennaio a 4mila miliardi, Royal Bank of Scotland (Rbs) ha annunciato ieri l’intenzione di eliminare 9mila posti di lavoro entro il 2011, due anni per risparmiare 2,5 miliardi di sterline nel prossimo triennio.
La mano pubblica, subentrata lo scorso ottobre alla precedente gestione fallimentare e in possesso del 70,3% dell’istituto dopo la conclusione dell’aumento di capitale, non è finora riuscita a imprimere una svolta nella gestione di Rbs. All’inizio dell’anno, la banca aveva già deciso 2.700 licenziamenti, e l’annuncio di nuovi esuberi ha messo sul piede di guerra le organizzazioni sindacali nonostante Rbs abbia dichiarato che, alla fine, i posti persi «saranno meno» del previsto. Nelle intenzioni dei vertici, l’obiettivo è quello di favorire le fuoriuscite volontarie dei lavoratori, ricorrendo allo strumento del licenziamento solo come ultima risorsa.
Il precario stato di salute in cui versa l’istituto nazionalizzato mostra l’inefficacia degli aiuti finora messi a disposizione. Un problema che sembra non riguardare solo Rbs, ma buona parte del sistema bancario internazionale, come indicato dalle stime del Fmi sull’ammontare degli asset tossici, quasi raddoppiato in appena pochi mesi. Dei 4mila miliardi di dollari indicati dall’organizzazione di Washington, ben 3.100 fanno capo alle banche Usa, mentre 900 miliardi sono di competenza di Europa e Asia. Ufficialmente, l’Fmi presenterà queste stime - anticipate ieri dall’edizione online del Times - il prossimo 21 aprile, nell’imminenza degli incontri di primavera del Fondo stesso e della Banca Mondiale, il 25-26 aprile, ma già ieri le Borse hanno accusato il colpo, temendo tra l’altro possibili correzioni al rialzo in futuro. In attesa dei risultati di Alcoa, diffusi a mercato chiuso, a Wall Street il Dow Jones ha perso il 2,3% e il Nasdaq il 2,8%. Le piazze europee, in calo da un minimo dello 0,57% a Milano fino a un massimo dell’1,58% a Londra, hanno scontato il rinnovato clima di pessimismo scattato con i dati sul Pil del primo trimestre dell’area Euro, sceso dell’1,6% rispetto agli ultimi 3 mesi del 2008, la perdita più consistente degli ultimi 13 anni. Secondo l’Isae, l’istituto francese Insee e il centro studi tedesco Ifo, nel 2009 la contrazione sarà del 3,8%, mentre le previsioni relative al primo trimestre dell’anno in corso indicano un calo attorno all’1,9% rispetto a ottobre-dicembre 2008. E la ripresa? Arriverà «l’anno prossimo e sarà graduale», ha detto ieri il Commissario agli affari economici e monetari dell’Ue, Joaquin Almunia.