Rcs in balìa degli umori di Ricucci

Il superamento di un quinto del capitale potrebbe essere comunicato oggi alla Commissione

Marcello Zacché

da Milano

Ricucci ha cambiato idea: indispettito dalle voci di un tentativo di accordo con i grandi soci della Rcs per vendere il suo 18,1% del capitale, notizia che ha fatto crollare le quotazioni del titolo, l’immobiliarista ha fatto subito sapere che le sue intenzioni sono diverse: «Non solo non vende - dicono le fonti a lui vicine - ma rilancia e punta a superare presto (forse già oggi arriverà la comunicazione ufficiale), il 20%». L’esatto contrario del giorno prima.
In Borsa la reazione è stata immediata e il titolo, dopo un inizio ancora più spumeggiante, ha chiuso con un balzo del 6,6% a un prezzo di riferimento di 5,73 euro. Sono passati di mano oltre 14 milioni di pezzi, pari a quasi il 2% del capitale. Al mercato piace la bagarre, piace pensare che l’Opa sia ancora possibile, piace l’idea che Ricucci continui a rafforzare il suo antagonismo con il patto di sindacato di Rcs, che pure controlla la quota di maggioranza assoluta del 58 per cento.
Martedì invece i titoli avevano perso il 4% sulle voci di accordo, caricando la molla del rimbalzo di ieri e descrivendo un movimento a strappi che trova la sua giustificazione in un pesante disprezzo delle regole di trasparenza: il crollo di martedì derivava da un articolo di Repubblica sul possibile accordo. Il rialzo di ieri da una «soffiata» di Ricucci al Sole 24 Ore per ribadire le sue bellicose intenzioni.
La Consob, forse troppo impegnata sul fronte delle offerte bancarie su Antonveneta e Bnl, ha trascurato l’evidente anomalia e non è intervenuta. Permettendo così alle dichiarazioni di Ricucci di condizionare l’andamento del titolo della società che controlla il Corriere della Sera.
Di certo Consob sarà costretta a muoversi se Ricucci supererà il 20%, essendo necessaria la comunicazione alla Commissione. In questo caso la nuova soglia basterà da sola ad aprire scenari del tutto nuovi, con lo spettro per la società di un ingorgo burocratico: con un quinto del capitale, infatti, Ricucci avrà il diritto di convocazione delle assemblee straordinarie. La minaccia è dunque quella, in una sorta di «minoranza di blocco», dell’ostruzionismo e della paralisi per la vita ordinaria dell’azienda.
Anche se sembra invece più plausibile che Ricucci cominci a pensare a qualche diversa via d’uscita. Tanto che corrono le indiscrezioni sull’interesse che l’immobiliarista avrebbe per smobilizzare le sue quote del 5% tanto in Antonveneta, quanto nella Bnl, aderendo alle offerte pubbliche che sono in corso in queste ore.

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