Rcs, contropiede di Ricucci: venduto il 2%

Magiste avrebbe le azioni in carico a 4,1 euro. Il patto di sindacato sospetta una «manovra»

Marcello Zacché

da Milano

Colpo di teatro di Stefano Ricucci, che ha ieri annunciato di aver ceduto sul mercato il 2,1% di Rcs, incassando una plusvalenza di 27,7 milioni. Un colpo di scena perché, fino a ieri, Ricucci era lo scalatore solitario e indefesso del gruppo editoriale che controlla il Corriere della Sera. Era arrivato fino al 20% passo dopo passo, con una scalata iniziata addirittura 2 anni e mezzo fa. Incurante del fatto che il controllo di Rcs sia blindato da un patto di sindacato di 15 azionisti che, insieme, arrivano al 58% del capitale.
Ieri invece Ricucci è sceso. Ma secondo fonti a lui molto vicine, non cambia nulla: «Non è l’inizio dell’uscita, ma tattica finanziaria». Che, a grandi linee, consiste nel dimostrare che le azioni Rcs interessano anche qualcun altro. Probabilmente agli stessi azionisti del patto - come suggerisce lo stesso Ricucci - che in questi giorni, mentre lui vendeva, avrebbero comprato.
Una tesi che l’immobiliarista romano dimostra fornendo i suoi numeri sull’operazione: la cessione del 2,1% sarebbe avvenuta in questa settimana e corrisponde a 15,5 milioni di titoli Rcs, volumi passati effettivamente di mano nelle ultime 4 sedute. Giornate nelle quali il titolo tendeva a crescere di valore (è passato da 5,81 euro di lunedì ai 5,99 di ieri). Quindi vuol dire che nonostante la pressione in vendita, i compratori erano così tanti che il titolo non ha ceduto.
Non solo: Ricucci fornisce anche altri numeri al mercato. I 15,5 milioni di titoli venduti, rapportati alla pluvalenza dichiarata di 27,7 milioni, equivalgono a un profitto di 1,79 euro per azione. Il che, dal momento che i prezzi di questi giorni sono stati mediamente pari a 5,9 euro per azione, corrisponde a un prezzo medio di carico della sua partecipazione in Magiste di 4,1 euro per azione. Per cui se qualcuno fosse mai interessato a rilevare la sua quota, da ieri può fare meglio i conti.
Ben diverso il clima che si respira in Via Rizzoli, dove proprio ieri i consiglieri della società sono sfilati per partecipare al consiglio d’amministrazione. La mossa di Ricucci, negli ambienti del patto di sindacato, è vista più come una manovra per infuenzare l’andamento del prezzo al ribasso, con il sospetto che la vendita sia stata effettuata in abbinata a opzioni o derivati che ne permettano un prossimo riacquisto. In altri termini, una vendita con l’elastico. Che però avrebbe l’effetto di deprimere i prezzi del mercato, spaventato da possibili ulteriori cessioni.
Un’ipotesi che ha incontrato nella Borsa serale di ieri (visto che la notizia della cessione del 2,1% è arrivata con il mercato ordinario che era già chiuso) un primo chiaro riscontro, con il titolo in flessione del 3,8% a 5,74 euro, dopo essere stato addirittura sospeso al ribasso. Lo scopo della manovra sarebbe ovviamente quello di proseguire la scalata a prezzi più bassi, ricominciando a comprare nei prossimi giorni.
In altre parole, la guerra di posizione continua. E si vedrà nei prossimi giorni se ques’ultima mossa di Ricucci produrrà qualche novità, qualche contatto con il patto che però, per il momento, non dà alcun segnale di debolezza.