«Rcs crescerà ancora Non aspetteremo a lungo»

Il gruppo di fronte agli investitori Usa: il nodo del peso eccessivo del patto di sindacato. Scenderà? «Per ora è troppo presto »

nostro inviato a New York

Questa è la prima presenza per Antonello Perricone, amministratore delegato di Rcs da meno di un anno, al road show della Borsa Italiana di New York. Occasione per incontrare analisti americani e presentare il gruppo: «Ne vediamo una decina», dice al Giornale. Con la consapevolezza di avere un handicap di partenza: quello del flottante. Tolto il patto di sindacato che ha il 63,5% del capitale, la Bpi al 6% e Benetton al 5%, quello che resta agli investitori è poco più del 25%.
Per questo Perricone, con grande realismo e prudenza, riconosce l’anomalia: «Il patto è così forte anche per le note vicende (la scalata Ricucci, ndr). Ma è anche molto coeso, come si è visto nell'ultima riunione di venerdì scorso, e questo è un vantaggio per il management». Si auspica che il patto possa scendere un po’ e liberare capitale per il mercato? «Non so. È troppo presto per dirlo, vedremo».
La missione di Rcs a New York, organizzata da Mediobanca, cade in un momento importante: «Abbiamo chiuso l'acquisizione di Recoletos proprio giovedì scorso e con la fusione in cantiere con Unedisa diventiamo un gruppo leader in Spagna e nella lingua spagnola, parlata in Sudamerica».
L'integrazione avverrà con la fusione di Recoletos in Unedisa, controllata oltre il 90% da Rcs. Non ci sono programmi di quotazione in Borsa del gruppo spagnolo. La crescita futura verrà finanziata con mezzi propri ed eventualmente con un aumento di capitale da 800 milioni per il quale il cda ha chiesto di avere carta bianca. E Perricone, in proposito, dice: «Certo non staremo a guadare a lungo. In Italia sarà difficile crescere per obblighi di legge, dunque cercheremo all'estero». Novità potrebbero vedersi anche nel segmento tv in cui Rcs ha concluso in novembre l'acquisto del 51% di Digicast, che produce 4 canali tematici (alcuni in chiaro nel bouquet Sky, altri a pagamento) a cui se ne aggiungerà uno («moto») tra pochi giorni. Per Perricone si tratta di un'iniziativa importante soprattutto per le «sinergie che si possono sviluppare con le testate di Rcs Periodici».
Anche per questo, dal lato societario è possibile che il 51% di Digicast, oggi detenuto da Rcs Media Group, venga più avanti «spostato», per finire sotto una delle società operative (Rcs Quotidiani, Periodici e Libri), più probabilmente nei Periodici. Per quanto riguarda la partecipazione del 10% nella Poligrafici (editrice del Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno) Perricone conferma che la quota resta in Rcs, con «carattere puramente finanziario, anche perché siamo usciti dal cda e non abbiamo peso sulla governance». Quindi non sarà messa sul mercato. E il Corriere della Sera continuerà a fare concorrenza alle testate del gruppo Poligrafici: dopo il lancio dell'edizione bolognese arriverà quella di Firenze: «Sono iniziative importanti, che Repubblica ha deciso di fare già da tempo, e che rafforzano l'edizione nazionale».