Rcs: Geronzi lascia, su Ricucci svolta vicina

Tra Magiste e Bpi ultimi tentativi per trovare una soluzione concordata

da Milano

Dal cda di Rcs escono Cesare Geronzi e Umberto Quadrino mentre fanno il loro ingresso Berardino Libonati, professionista di fiducia del gruppo Capitalia, e, con la qualifica di indipendenti, Giorgio Fantoni e Andrea Moltrasio. Le novità figurano nella lista che Giampiero Pesenti, presidente del patto di sindacato del gruppo editoriale, ha presentato ieri in vista dell’assemblea del 27 aprile.
I due abbandoni hanno motivazioni diverse: per Quadrino, numero uno operativo di Edison, pesano gli accordi che prevedono un’alternanza in consiglio dei soci con meno del 2% del capitale. A giocare nel caso di Geronzi sono invece le conseguenze dell’interdizione dagli incarichi societari. Il provvedimento dei magistrati avrebbe reso quanto meno giuridicamente complessa la designazione; il presidente di Capitalia si è così fatto da parte. Il passo indietro è, però, più di facciata che di sostanza: Libonati è considerato vicinissimo a Geronzi (è anche presidente di Banca di Roma). Tanto da far ipotizzare sue pronte dimissioni quando i problemi di Geronzi saranno risolti. Quest’ultimo, tra l’altro, rimane nel patto di sindacato dei grandi azionisti di Rcs. Per quanto riguarda gli altri neo componenti del cda, che passa da 18 a 19 consiglieri, Fantoni, ex Electa, è uno dei personaggi di maggior prestigio dell’editoria libraria italiana. Moltrasio è invece presidente del Comitato tecnico per la competitività di Confindustria, ex presidente degli industriali bergamaschi e guida la Icro Coatings (vernici).
La notizia delle due designazioni è arrivata nel corso di una giornata in cui l’attenzione di Piazza Affari è stata puntata sul titolo Rcs (che ha chiuso con un rialzo del 2,82%). A spingere gli acquisti le voci riprese da un quotidiano su un interesse della famiglia Benetton e dei Marzotto su parte della quota Rcs che fa capo alla Magiste di Stefano Ricucci (poco più del 14% del capitale). Secondo le voci i Benetton si sarebbero detti disposti ad acquistare il 3%, i Marzotto il 2%. Nessuno dei due gruppi ha voluto commentare la notizia e sembra difficile che conferme arrivino prima che la complessa operazione sia conclusa. Già qualche settimana fa, quando trapelarono le prime indiscrezioni su un coinvolgimento della famiglia di Ponzano Veneto, gli interessati si precipitarono a smentire. Da parte dei grandi azionisti del gruppo l’unico commento è arrivato da Pesenti, che si è limitato a dire che al momento non è previsto l'ingresso di nuovi soci nel Patto di sindacato.
Sembra certo comunque che passo dopo passo, la sistemazione definitiva della quota si avvicina. L’amministratore delegato della Popolare Italiana, Divo Gronchi, ha ormai sul suo tavolo la relazione certificata sui conti del gruppo Magiste. Una fotografia che vedrebbe più o meno debiti per 1,2 miliardi e un patrimonio di 400. Soprattutto la fotografia identifica nella Popolare italiana (e nello Stato, per oltre 40 milioni di imposte non pagate) gli unici creditori di rilevo del gruppo di Ricucci. L’assenza di altri creditori e la possibilità di un accordo per risolvere le pendenze fiscali ampliano lo spazio di manovra di Gronchi. Che per di più avrebbe verificato la sintonia esistente con i soci del patto di sindacato nell’individuazione dei potenziali acquirenti delle quote di Rcs. Restano i problemi tecnici relativi all’escussione del pegno, con un passaggio presso i giudici che indagano per eventuali reati connessi alla scalata di Rcs. Ma restano soprattutto i ritardi legati agli ultimi tentativi per trovare una soluzione concordata tra Ricucci, i suoi consulenti e Bpi. Bpi vanta infatti un credito (circa 700 milioni) che è maggiore del valore del pegno (attualmente le azioni di Ricucci valgono poco meno di 500 milioni). Pur tenendo presente gli accantonamenti già affettuati dall’istituto di Gronchi (150 milioni) resta una differenza che lascerebbe aperta la questione. Ed è su questa differenza che le due parti stanno lavorando.