Rcs, ora la Borsa crede davvero alla scalata

Felice Manti

da Milano

L’ipotesi di una scalata a Rcs continua a scuotere Piazza Affari. Ieri il titolo di Rcs ha chiuso con un rialzo del 3% a 6,25 euro. Molti gli acquisti anche su Mediobanca, grande azionista della società editoriale con il 14,21%.
A innescare il rialzo delle quotazioni della società editoriale che controlla il Corriere della Sera hanno inciso le dichiarazioni del banchiere Ubaldo Livolsi, raccolte dal vicedirettore dello stesso quotidiano di via Solferino, Dario Di Vico. Il banchiere, che ha escluso qualsiasi coinvolgimento di Silvio Berlusconi nell’operazione, ha ammesso di lavorare assieme a Stefano Ricucci in una cordata composta da azionisti finanziari e industriali italiani e internazionali, tra i quali ci potrebbe essere anche la spagnola Telefonica e la francese Havas. «L’ipotesi che un’azienda come Rcs sia scalabile fa parte del gioco», ha detto Livolsi. L’appetibilità del titolo, secondo il banchiere vicino al Cavaliere e artefice del collocamento in Borsa di Mediaset, nasce dal fatto che l’attuale patto di sindacato della holding editoriale, che controlla il 58% della società, è composto da molti azionisti «attirati dalla possibilità di avere uno strumento di pressione come il Corriere, ma poco interessati allo sviluppo industriale». L’Opa di Magiste su Rcs è dunque «un discorso concettualmente possibile», ha detto Livolsi. E tanto è bastato a infiammare gli scambi sul titolo. Anche perché, in una delle sue conversazioni, pubblicate nel weekend, Ricucci avrebbe detto a Livolsi, scettico sul valore reale della società, che Rcs «non vale meno di 8 euro, 8,40 euro». Un valore superiore del 30-40% rispetto a quello attuale.
La cordata dunque sarebbe interessata a lanciare l’Opa su Rcs. Ma chi vende? Gli azionisti forti della holding editoriale, per bocca del presidente del patto di sindacato, Giampiero Pesenti, hanno smentito seccamente la possibilità di vendere quote. Intercettazioni e dichiarazioni a parte, è chiaro che il mercato non la pensa così. Di fronte a una plusvalenza consistente sono in pochi a pensare che azionisti come Fiat, che controlla il 10,19% di Rcs, possa tenere duro. Il gruppo industriale torinese è impegnato in una delicata fase di ristrutturazione e in molti sostengono che la partecipazione in Rcs sia destinata a chiudersi di fronte a un’offerta consistente.
All’intervista di Livolsi ha risposto - a distanza - lo stesso Ricucci. L’immobiliarista romano ha fatto l’ennesima marcia indietro: «Non ho mai detto di voler lanciare un’Opa sulla società». Quello che Ricucci non ha smentito è invece l’esistenza della società svizzera Garlsson Real Estate, presente nella catena di controllo di Magiste International in Rcs Mediagroup. La Garlsson, data per scomparsa dallo stesso Ricucci nei giorni scorsi («il 19 maggio abbiamo fatto la fusione») secondo la Consob esiste eccome e detiene l’1,211% di Rcs.
Nella serata di ieri il Cdr dei giornalisti del Corriere della Sera, in un comunicato, hanno parlato di «scalata oscura», hanno chiesto che la Consob faccia chiarezza sull’operazione e hanno deciso di raddoppiare le azioni RcsMediagroup che detiene a nome di tutti i giornalisti.