Rcs, Ricucci vuole il 20%. Stop di Torino

Montezemolo: «È ora di fare chiarezza, temo brutte sorprese» Ifil, possibile un maggiore impegno nel capitale dell’Auto

dal nostro inviato

Luca di Montezemolo dichiara guerra a Stefano Ricucci, l’immobiliarista che proprio ieri ha fatto sapere di voler salire a oltre il 20% di Rcs di cui detiene ora il 18,1% delle azioni. «Sono anni che ve lo dico - ha ribadito Ricucci, sfidando lo scetticismo di esponenti del mondo finanziario e politico - non ci credete, però lo faccio» riferendosi alla sua corsa al Corriere della Sera. L’attacco del presidente della Fiat e di Confindustria è partito al termine dell’assemblea degli azionisti del Lingotto durante la quale l’ad Sergio Marchionne aveva difeso a spada tratta la partecipazione torinese nel gruppo editoriale: «La nostra quota, come quella in Mediobanca, è strategica e, quindi, incedibile». Montezemolo, in pratica, ha messo in guardia il mondo finanziario dalla scalata di Ricucci: «Bisogna distinguere tra chi fa trading immobiliare e chi fa l’imprenditore nel senso vero del termine - ha affermato - e credo sia arrivato il momento di fare chiarezza, altrimenti si fa confusione. Quando in Italia ci siamo trovati di fronte a un fenomeno di cui non si sapeva bene l’inizio, la storia e da dove provenivano capitali ingenti, ci siamo sempre trovati davanti a sorprese. Preferisco non aggiungere altro».
Tornando alla Fiat, chiuso il capitolo assemblea, fino a settembre l’attenzione dei mercati sarà concentrata sui nuovi equilibri azionari del gruppo. Su questo fronte sarà un’estate caldissima e già si rincorrono le prime voci su come l’attuale azionista di maggioranza Ifil intenderà muoversi dopo che le banche avranno trasformato i 3 miliardi del convertendo in azioni del Lingotto. L’ultima indiscrezione che fonti finanziarie ritengono plausibile, tra quelle al vaglio della famiglia Agnelli, riguarda la possibilità che la holding d’investimenti torinese riprenda in autunno dal mercato parte dei titoli derivanti dalla conversione. In questo modo la quota di Ifil, ora al 30,6%, potrebbe risalire dal 22% del post conversione, per esempio intorno al 26 per cento.
In questo modo la holding guidata da Gianluigi Gabetti continuerebbe a essere il vero punto di riferimento singolo della Fiat, visto l'orientamento della maggior parte delle banche di non voler improvvisarsi in un ruolo non proprio, quello imprenditoriale. E ieri sera Montezemolo, al termine del faccia a faccia con gli investitori durato 9 ore, ha voluto sottolineare il ruolo chiave che gli Agnelli manterranno ancora nel gruppo. «La famiglia - ha puntualizzato il presidente - ha sempre dato il suo supporto alla Fiat e continuerà a darlo». Lo stesso Montezemolo ha ricordato che l’azienda «non ha problemi di liquidità». Qualcosa di più sui piani di Ifil dalla fine di settembre in poi si potrà conoscere la prossima settimana. Lunedì mattina si riunirà infatti l’assemblea della holding di investimenti, seguita martedì da quella della Ifi, il gruppo finanziario degli Agnelli. Il 29, invece, sarà l’Accomandita a riunirsi in conclave per approvare il bilancio dello scorso anno. Le prossime settimane, infine, potrebbero essere decisive sul destino della società telefonica Atlanet per la quale Marchionne non ha escluso la vendita («stiamo guardando»). L’andamento dell’assemblea, in assenza di annunci di peso, non ha riscaldato più di tanto Piazza Affari. Dopo un ottimo avvio che aveva portato il titolo Fiat a guadagnare il 2%, il clima si è gradualmente raffreddato e l’azione ha chiuso con un più 0,21% a 6,14 euro.

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