Rcs riscopre il gusto degli utili Si tratta sulla quota di Gemina

Si discute sul prezzo per l’1% della finanziaria. Semestrale: risultato record. Colao taglia i costi

Marcello Zacché

da Milano

Rcs approva una semestrale robusta e per questo, da ieri, anche i grandi soci del patto di sindacato sono un po’ più forti di prima. Il fantasma di Stefano Ricucci e del suo 20% resta a distanza di sicurezza. La trattativa per la cessione dell’1% di Gemina, ormai avviata, non sembra preoccupare il club dei grandi soci Rcs. Mentre il posto vuoto in consiglio (lasciato libero dalle dimissioni di Natalino Irti) è stato riempito con la cooptazione di Giorgio Fantoni, fondatore della Electa (casa editrice finita nel gruppo Einaudi).
A presentare al cda i numeri di una semestrale seguita per la prima volta in prima persona c’era l’amministratore delegato Vittorio Colao. Che certo, prima di arrivare alla Rcs, nel settembre scorso, non aveva la fama dello spietato tagliatore di costi, alla Franco Tatò. Ma nel semestre del gruppo che controlla il Corriere della Sera, il calo dei costi è il dato più rilevante. La chiave per leggere i conti che si sono chiusi con un utile netto di 169,6 milioni, quattro volte superiore dei 43 milioni del primo semestre 2004, e già più alto dei 102 milioni dell’intero anno scorso. A parte i 76,4 milioni che derivano dalle cessioni di partecipazioni non strategiche (quote in Pirelli e Banca Intesa), Colao ha risparmiato 36,2 milioni di costi operativi e 26,5 di costo del lavoro. Due numeri che, a fronte di ricavi in lieve crescita (1.057,5 milioni contro 1.050,4) hanno fatto la differenza che si è riflessa su margine lordo (134 milioni contro 58) e risultato operativo (116 contro 104).
Di questi conti Colao è soddisfatto, tanto da ritenerli in linea con il piano 2005-2007, se non (per alcuni aspetti) anche migliorativi. Il calo dei debiti, scesi da 183 a 34 milioni, unito alla ritrovata redditività, hanno fatto parlare Colao anche di nuove acquisizioni. All’estero e nel settore delle frequenze radio. Mentre sulla scia della cessione di Capital, l’ad ha in mente anche eventuali altre cessioni di attività o testate che si dovessero rivelare un problema. Nulla di fatto sul fronte della televisione, cha se eventuali opportunità continuano a essere guardate con molta attenzione.
Mentre il presidente della società, Piergaetano Marchetti, li ha celebrati mandando un messaggio politico all’indirizzo del mercato, con riferimento alla scalata fantasma in atto da mesi sul gruppo: «I numeri e l'andamento della gestione parlano chiaro. In un periodo di turbolenze, di continue grida e sussurri, il management, i direttori delle testate, i giornalisti, l'azienda in ogni sua componente, sorretta dalla compattezza dell'azionariato di riferimento, non si è distratta. Ha invece tenuto la schiena dritta ed il timone fermo guardando solo, e mi pare con successo, allo sviluppo, all'efficienza, all'autorevolezza e all'indipendenza delle testate». Messaggio rivolto anche Ricucci.
Il patto stesso si è riunito prima del cda e, oltre ai conti, ha affrontato anche la questione Gemina: l’1% detenuto dalla finanziaria che fa capo ai Romiti è in vendita. Ma ieri la situazione non si è sbloccata. La riunione è durata poco, Romiti era assente, e le uniche indiscrezioni riguardano il problema del prezzo. Gemina punterebbe a strappare più di 6 euro per azione. Qualcuno ipotizza oltre 6,5. Mentre il patto non vuole offrire più delle quotazioni di questi giorni, intorno a 5,4. Anche per non dare a Ricucci un’idea di prezzo fuori mercato.
In proposito il gruppo Lagardere ha ribadito anche ieri di non aver in corso alcun negoziato per acquistare quote di Rcs, tanto meno rilevando la partecipazione di Ricucci. «Di un'Opa con Ricucci su Rcs non se ne parla proprio - ha detto il numero uno Arnauld Lagardere - non fa parte della nostra cultura, né della nostra volontà».