Rcs, Roma mette in campo un pool per indagare sulla scalata di Ricucci

La Finanza incaricata di rintracciare le società coinvolte nell’operazione

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Colpo di acceleratore nell’inchiesta sulla scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera, avviata a luglio e rimasta finora sottotraccia. Il procuratore aggiunto Achille Toro sta coordinando una fase considerata essenziale per il decollo delle indagini. L’obiettivo è di individuare sia eventuali prestanome utilizzati dall’immobiliarista romano, sia possibili finanziamenti ricevuti estero su estero. Potrebbe quindi presto allargarsi la rosa degli indagati dopo l’iscrizione di Ricucci per aggiotaggio informativo, ostacolo all’Autorità di vigilanza e false comunicazioni risalente a fine agosto.
Caccia ai prestanome. Il primo segnale si coglie a Roma al comando della Rustica della polizia Valutaria delle Fiamme gialle. Qui da qualche giorno è arrivata una dettagliata delega, firmata appunto da Toro, nella quale si chiede sia una ricostruzione patrimoniale su Ricucci sia di evidenziare nelle compravendite del titolo Rcs già in esame, tutti gli acquirenti (società e persone fisiche) e gli intermediari che via via si sono interessati agli acquisti. È uno sviluppo e un ampliamento dell’attività delegata da Toro a fine luglio. Per tre mesi, infatti, gli inquirenti hanno ricostruito gli acquisti di Ricucci e del gruppo Magiste, mettendoli in rapporto ai comunicati ufficiali del gruppo immobiliare. Ora gli inquirenti dovranno individuare le società indirettamente collegabili al marito di Anna Falchi e le loro eventuali compravendite di azioni Rcs. In altre parole è quindi iniziata la caccia ai prestanomi. A piazzale Clodio, infatti, seppur mostrando apprezzamento per la collaborazione ricevuta dagli esperti di Lamberto Cardia, non si ritiene sufficiente o comunque penalmente esaustiva la documentazione Consob consegnata a metà ottobre da Antonio Rosati, funzionario della direzione generale. La ricostruzione patrimoniale, invece, implica un obiettivo diverso, più delicato: si vuole capire infatti se Ricucci, al di là dei prestiti e degli affidamenti bancari noti, abbia ricevuto e investito soldi di terzi.
Vertice su Rcs. I Pm romani attendono stimoli investigativi anche dal primo vertice fissato per stamattina con i colleghi milanesi. Il procuratore aggiunto Francesco Greco e un Pm della procura meneghina sono infatti attesi a piazzale Clodio per esaminare insieme lo stato delle indagini sulle tre scalate che vedono intrecciarsi protagonisti, intercettazioni e banche: Antonveneta/Bankitalia, Bnl e Rcs. Su quest’ultima, in particolare, Toro si confronterà con Greco per decidere le prossime attività investigative.
Ricucci, la Tesoreria E. Inevitabilmente, infatti, le vicende di Ricucci si intrecciano tra le due metropoli. I Pm di Milano Giulia Perrotti e Eugenio Fusco hanno appena mandato le Fiamme gialle alla filiale 132, ovvero alla «Tesoreria E» del Credito cooperativo (Bcc), ubicata proprio nella sede storica della Confcommercio in piazza Gioacchino Belli a Roma. I Pm hanno infatti scoperto che Ricucci aveva aperto un conto corrente in questa filiale, che vede tra i clienti, soprattutto, dipendenti della Confcommercio. I Pm vogliono ora conoscere le movimentazioni del conto per verificare eventuali legami tra l’immobiliarista e la Confederazione dei commercianti. Dalla «visita» della Finanza potrebbero arrivare elementi nuovi anche sulla vendita del palazzo di viale Lima 51-53 ceduto da Magiste alla Confcommercio. Quest’ultima versò 39 milioni di anticipo alla Garlsson, società offshore di Ricucci, come prima tranche di un pagamento di 60 milioni. A Milano il presidente Sergio Billè, che non risulta indagato, è già stato sentito come testimone e ha sottolineato la trasparenza dell’operazione.
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