La Rcs rompe il contratto sulle foto di Sircana così recupera i 100mila euro

Il Pm di Potenza indaga sull’acquisto delle immagini. Il fotografo Scarfone: «Per me quel servizio era morto, “Oggi” ritirò subito tutto il materiale»

Adesso Rcs batte cassa. Rivuole i centomila euro sborsati a metà novembre al fotografo Max Scarfone e all’agenzia PhotoMasi per avere in esclusiva il servizio fotografico su Silvio Sircana, il portavoce di Prodi, alle prese con transessuali. E tenerlo chiuso in cassaforte. Ieri ci sono stati fitti contatti tra l’ufficio legale di via Rizzoli e gli avvocati di PhotoMasi e dell’autore del servizio, il paparazzo Max Scarfone. Per arrivare alla risoluzione concordata del contratto.
Tutto in tre mosse. Rcs aprirà la cassaforte per ridare gli scatti di Sircana a PhotoMasi. PhotoMasi terrà gli scatti per ridarli all’autore. E busserà ai giornali che mercoledì l’hanno pubblicata chiedendo i diritti. Insomma, denaro a Giornale, Repubblica, Stampa, Libero. C’è però da chiedersi se persino il Corriere, che ieri ha pubblicato la foto come gli altri, dovrà pagare i diritti. Sarebbe un paradosso, visto che proprio Rcs quei diritti li aveva già pagati, e fior di quattrini, quando a metà novembre le foto finirono sotto chiave a Rcs Media Group. Il comunicato di Rcs è quindi sintetico: «Vista la pubblicazione da parte dei maggiori quotidiani italiani - si legge - di foto facenti parte del servizio di proprietà della testata Oggi relativo al caso Sircana all’insaputa della testata stessa, dell’agenzia fotografica PhotoMasi da cui era stato acquisito e in violazione dell'esclusiva, di comune accordo con l'agenzia stessa Rcs ha risolto il contratto di fornitura del servizio con la conseguente restituzione del corrispettivo». Inoltre, Rcs «assicura il massimo supporto per le eventuali iniziative che l’agenzia dovesse intraprendere a sua tutela».
Che ora PhotoMasi e Rcs siano in perfetto accordo è però notizia che va abbinata ad altre. Ad esempio a quanto ricorda Alfonso Signorini, direttore del settimanale Chi: «Le foto di Sircana? - risponde al Giornale - Carmen Masi (contitolare dell’agenzia fotografica, ndr) me le propose a fine ottobre. La somma? 80mila euro. Ma guardando gli scatti decisi subito di non comprarli». Eggià, Signorini non è interessato. Sa bene che mai li pubblicherà, quindi non «ritira» il servizio. Inutile far spendere soldi inutilmente all’editore. E qui inizia l’altra storia. Due settimane dopo, ritroviamo la PhotoMasi, intermediaria sui diritti, che chiude l’affare con Rcs. Incassando il 25% in più, 100mila euro. Di questa somma l’agenzia incassa il 10%, ovvero 10mila euro. È di sicuro un bel successo economico per il servizio di Scarfone con la sua macchina 170 Sony che quella notte, scatto dopo scatto, ha imbarazzato l’intero governo. E che l’acquisto fosse un «ritiro», che cioè Rcs ha comprato consapevole che mai avrebbe pubblicato, lo testimonia la dinamica della vicenda visto che sia Scarfone sia PhotoMasi cedono tutto il materiale, dischetti, negativi e quant’altro. Non si tratta cioè di una cessione dei diritti tradizionale, che di solito danno l’esclusiva sul servizio per 6/12 mesi. È cosa diversa. È una vendita con tacito assenso che il servizio non è mai esistito. «Per me quel servizio era morto - afferma Scarfone -, il direttore di Oggi mi chiese subito tutto il materiale». Quindi se è andata davvero così significa che Oggi ha comprato con l’idea di non pubblicare. Confrontando questa tesi con quanto sostenuto dai vertici dell’azienda vuol dire che Pino Belleri ha chiesto a Laura Comini, responsabile area periodici Rcs, di comprare un servizio per toglierlo dal mercato a 100mila euro. E che lei, senza chiedere al presidente o all’amministratore delegato, ha dato l’assenso.
C’è però da chiedersi cosa ha determinato questa scelta se un direttore a caccia di scoop come Alfonso Signorini non ha comprato il servizio a un prezzo minore, non solo per metterlo magari in pagina ma nemmeno per non pubblicarlo e lasciarlo in archivio. Come mai scelte così diverse su spese importanti? La vicenda non è chiusa. Anzi. Rimangono per la procura di Potenza zone d’ombre. Tanto che il pm John Henry Woodcock ha disposto una raffica di interrogatori di numerose persone, paparazzi e professionisti. La Procura ancora attende chiarezza e gli inquirenti non si sono fatti un’idea precisa. E non solo per alcune discordanze nelle sommarie informazioni raccolte dai testimoni. Ma anche per le tempistiche dei pagamenti e i vari passaggi.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it