Rcs vola in Borsa (+8,5%) Occhi puntati su Ricucci

Scambi intensi, titolo al top da aprile. Ma l’immobiliarista preferisce non parlare

Massimo Restelli

da Milano

Il mercato torna a scommettere su un attacco di Stefano Ricucci per espugnare Rcs. Le avvisaglie sono state registrate ieri dai sismografi di Piazza Affari dove, malgrado il clima semi-vacanzierio, il gruppo editoriale guidato dall’ad Vittorio Colao ha archiviato la seduta con uno scatto dell’8,6% a quota 6,52 euro, il massimo dall’aprile del 2000. Elevati gli scambi (15,4 milioni i pezzi passati di mano pari a circa il 2,1% del capitale) a conferma dell’intensità di una scossa di terremoto che ha coinvolto anche i titoli di risparmio: più 9,1% a 4,19 euro, tra scambi per il 4,7 per cento.
Numeri impressionanti davanti ai quali nelle sale operative si scommette su un nuovo raid di Ricucci, l’immobiliarista romano impegnato da mesi nella scalata al gruppo del Corriere della Sera che preferisce però non parlare. Al momento si tratta di speculazioni ma sicuramente non saranno passate inosservate le parole dell’amministratore delegato di Unicredito Italiano, Alessandro Profumo, che in un’intervista a La Repubblica ha definito “non altissima” la probabilità che si concretizzi un’Opa (Offerta pubblica di acquisto) su Rcs. Leggendo tra le righe una posizione quindi molto meno sfumata di quella sostenuta a luglio dal numero uno di Banca Intesa, Corrado Passera che aveva detto di non essere a conoscenza di trattative tra Ricucci e il patto di sindacato che governa la Rizzoli. L’immobiliarista, cui fa attualmente capo il 18% di Rcs, non ha infatti mai nascosto il progetto di portarsi a ridosso della soglia oltre il quale scatta l’obbligo di Opa (30% del capitale) anche se resta l’interrogativo su dove saranno trovate le energie necessarie per conquistare un gruppo che capitalizza 4,9 miliardi ed è controllato da un patto che vincola il 58% del capitale.
Un fortino, dove è racchiuso il parterre de roi della finanza italiana, reso ancor più inespugnabile dal cosiddetto «codicillo» voluto dal presidente Piergaetano Marchetti: i consoci vantano un diritto di prelazione sulle quote eventualmente messe in vendita. Alcuni scommettono però che nella stanza dei bottoni ci sia un «dissidente» e quindi una parte dei pacchetti di ieri potrebbe essere collegata a una mossa preventiva con l’obiettivo di ridurre un flottante già esiguo. Anche perché quella su Rcs, che nel frattempo ha completato i ranghi della direzione editoriale (con la nomina di Stefano Magagnoli a editor della narrativa italiana) e dell’ufficio stampa (Annamaria Guadagni alla Rizzoli libri) appare sempre più una battaglia di posizione ricca di segnali incrociati. A metà luglio era infatti stato lo stesso Ricucci, impegnato accanto alla Popolare Italiana nello scontro con Abn Amro per la conquista di Antonveneta, a cedere il 2% del Corriere (27,7 milioni il guadagno) presentando quella che sarebbe potuta apparire una ritirata strategica, come la prova che sul mercato l’interesse intorno al titolo è elevato.