Re della birra russo lancia in bici la sua nuova banca

Biciclette italiane (Colnago), sede in Italia (Piacenza): Oleg Tinkov presenterà martedì la sua squadra: «Lo faccio per passione e per affari»

«Se vuoi fare il cantante lirico non puoi esimerti dal venire alla Scala di Milano, se vuoi fare grandi cose nel ciclismo non puoi permetterti di ignorare l’Italia». Oleg Tinkov, russo di San Pietroburgo, passione per le due ruote e per le scommesse audaci, ha scelto il ciclismo e il nostro Paese per vincere la sua nuova sfida. È russo, giovane, intraprendente, quello che l’ha reso miliardario è la birra: la prima fabbrica nel 1998, oggi produce 7 milioni di bottiglie al mese. Dopo sono arrivati anche i ristoranti della catena Tinkoff e adesso una banca. Oleg Tinkov, 38 anni, il ricco industriale venuto dalla Siberia (è nato a Kemerovo, mezzo milione di abitanti), ha deciso di lanciare un nuovo istituto di credito e finanziamento online, e per far questo ha scelto come veicolo il ciclismo. La squadra si chiamerà Tinkoff Credit Systems, avrà un budget da quattro milioni di euro, venti corridori e uno staff di matrice italiana. Sarà presentata martedì sera a Roma, e la sede operativa sarà a Piacenza.
«Io l’Abramovich della bicicletta? Non scherziamo. Conosco Roman, mi piace come persona, ma sarà almeno cento volte più ricco di me – dice -. Mi creda, in Italia sono altri gli Abramovich. Moratti, Berlusconi, gli Agnelli... Roman ha speso tanto per il Chelsea, ma io col ciclismo rischio molto di più».
Uno sponsor russo che sceglie l’Italia come base operativa, perché?
«Perché l’Italia è un Paese fantastico (ho casa a Forte dei Marmi e a Milano) e poi è la patria del ciclismo mondiale. Non per niente ho scelto biciclette italiane, quelle di Ernesto Colnago. Lui è un mito in Russia. Negli anni Settanta fu il primo a esplorare il mercato sovietico, oggi sono io che ho scelto lui per questa nuova avventura. Da piccolo sono cresciuto col mito di Colnago e di Soukhoroutchenkov, che all’epoca era il Merckx dei dilettanti. Colnago, con l’Alfa Lum, portò i primi russi al professionismo, subito dopo la caduta del muro di Berlino. Assieme daremo vita anche a questa sfida, altrettanto stimolante».
Che cosa si aspetta da questa stagione?
«Qualche bella vittoria. Dieci, undici, dodici successi: quelle che vengono. Magari uno di prestigio, di Pro Tour, di quelli che contano. Non siamo un team di prima fascia, ma Omar Piscina e Orlando Maini hanno allestito un’ottima squadra, che può ambire a buone cose. Io ho un solo obiettivo: nell’arco di tre anni voglio essere al top. Il mio sogno si chiama Giro, si chiama Tour. Non dico solo correrli, ma correrli con ambizioni di successo».
Ha scelto il ciclismo solo per passione?
«No. Entro nel ciclismo non per fare beneficenza, ma il mio lo considero un vero investimento. Nonostante i mille problemi che il ciclismo presenta, è ancora uno sport di grande popolarità e appeal. Tra spesa e offerta il risultato è assicurato. Certo, la passione incide, ma quando ci si trova a dover investire dei soldi è la ragione che fa la differenza. Io nel ciclismo ci credo e sono disposto a investirci ancora».
Che cosa pensa del doping?
«Che va combattuto, senza mezze misure, ma nel ciclismo se ne parla anche troppo».
Lei però ha scelto di ingaggiare due corridori che hanno avuto storie di questo genere, Danilo Hondo e Tyler Hamilton.
«È vero, entrambi sono stati pesantemente squalificati. Concedere loro una seconda opportunità, però, non è peccato».
È vero che ha fatto un pensierino anche a Jan Ullrich?
«Siamo stati contattati. Ci abbiamo pensato un po’ ma non tanto... La sua posizione non è ancora ben chiara. Diverso era il discorso con Ivan Basso. Se non fosse andato dal mio amico Johan Bruyneel, della Discovery Channel, una pazzia per lui l’avrei fatta. Io per l’Italia e gli italiani ho da sempre un debole...».