Re Burlando e i servigi dei sudditi

Paola Setti

Se don Chisciotte alias Gianni Plinio non denuncerà lo scippo, potrà pur sempre capitare però che gli eredi di Carlo Lodovico di Borbone infante di Spagna duca di Lucca si rivalgano per plagio. Più probabilmente invece, sua Maestà Claudio Burlando la farà franca un’altra volta. Ieri la sua Corte lo ha nominato solo e unico detentore della Croce di San Giorgio, approvando la legge, pardon il Regio Decreto, con il quale Re Claudio potrà dare onorevole ricompensa a quei cittadini, pardon sudditi, che si siano distinti per i loro servigi.
Era il non troppo lontano 9 agosto 2001 quando Gianni Plinio, allora vicepresidente della Regione, si mise in testa di istituire l’onorificenza «Croce di San Giorgio» da conferire ai liguri che «in disparati ambiti si siano distinti per particolari meriti di valore culturale, sociale o morale». Lo fermò Ernesto Bruno Valenziano, che gli fece notare il doppione con il già esistente premio regionale ligure. Ed era il lontanissimo primo giugno del 1833, quando «Noi Carlo Lodovico di Borbone» istituì la decorazione al merito per i militari più attaccati «alla Nostra Reale Persona». Burlando il presidente della regione non ha resistito né desistito e ieri il consiglio regionale gli ha dato il via, con tanto di 10mila euro a disposizione. Da Re, appunto. Perché, come rammenta Plinio: «Il mio testo era molto più democratico, perché assegnava l’onore di conferire l’onorificenza al presidente del consiglio regionale, su proposta dell’ufficio di presidenza e sulla base anche di segnalazioni esterne». La nuova legge dice invece che la «medaglia d’oro appositamente coniata» viene assegnata dal presidente della Regione «con proprio atto» e consegnata proprio da lui «personalmente». Purché Burlando non passi alla storia come Carlo Lodovico, poco amato, dice la biografia, «per le eccessive spese per sé e per la corte, che portarono al deficit il piccolo ducato».