«Re Burlando lasci la reggia di De Ferrari»

Ferruccio Repetti

«Un consiglio da amico», quello che Sandro Biasotti vuole dare a Claudio Burlando, anche se i due più tanto amici non sembrano, visti (e uditi, soprattutto) i complimenti che si scambiano in consiglio regionale. Ma tant’è, l’ex governatore, oggi leader del movimento «Per la Liguria» all’opposizione nella sala verde di via Fieschi, non se la sente di negare un assist al presidente che non vuol farsi chiamare governatore: «Sarà pure allergico alla qualifica - attacca Biasotti -, ma intanto si comporta da monarca assoluto nella splendida reggia di De Ferrari. E allora, ecco il mio consiglio: perché non manda la lettera di disdetta del contratto di affitto di una sede che a suo tempo, quando io ne avevo caldeggiato la locazione, era stata subissata di critiche da parte dell'intero schieramento di centrosinistra in quanto giudicata troppo sontuosa? C'è tempo solo fino al 30 giugno per rendere esecutivo il disimpegno entro l'anno, senza nessuna penale, in forza di una clausola che avevo fatto inserire nel contratto (dodici anni di durata), in modo da non vincolare più di tanto la Regione. Che Burlando e i suoi si sbrighino se pensano che sia troppo onerosa con quel canone da 1 milione e 200mila euro all'anno, invece di pensare tutto il giorno a come tassare i cittadini liguri per coprire i buchi di bilancio!». Più che offrire graziosamente un consiglio, ora Biasotti ha l'aria di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E insiste: «Nel 2004, al momento di stipulare con la proprietà del palazzo, cioè la società Fondiaria, la sinistra aveva parlato di spreco, di mania di grandezza del presidente. Io ero stato messo alla gogna anche da quel professor Giovanni Battista Pittaluga che oggi non ha nessuna difficoltà a sedersi in giunta e nei locali di De Ferrari in qualità di assessore al Bilancio». Eppure, Biasotti sostenne, e conferma adesso con tanto di documenti, di avere fatto le cose per bene, per razionalizzare la spesa e concentrare uffici sparsi in varie strutture. In via Ravasco, ad esempio, dove i dipendenti dell'amministrazione erano sistemati in «un edificio fatiscente, con gravi problemi igienico-ambientali e di barriere architettoniche, poi ristrutturato a spese della Regione», che costava 1 miliardo e 100 milioni all'anno di affitto, Iva esclusa. Dice: ma se vendiamo a De Ferrari, dove la mettiamo la gente? «In via Fieschi, magari un po' più stretti, o a Morego» replica secco Biasotti. E aggiunge: «Lì parte dei locali sono destinati all'Istituto internazionale delle tecnologie. Vicino ai ricercatori e agli scienziati, i dipendenti della Regione ci starebbero benissimo. La struttura è di proprietà regionale, acquistata dalla gestione Burlando-Pittaluga per 20 milioni di euro, quindi il trasloco avrebbe un senso e consentirebbe un bel risparmio». Ma la crociata dell'ex presidente di centrodestra contro gli sprechi non si ferma qui: c'è la questione-arredamento che preme. «Infatti - riprende Biasotti a regime torrentizio -. Il fatto è che io avevo ottenuto l'arredamento praticamente gratis dalla Frau, dopo essermi fatto fare lo sconto per la sede da Salvatore Ligresti, il capo della Fondiaria. E con lo sconto avevo pagato l'arredamento. Ora sento parlare di 1 milione e 200mila euro di spesa per arredare i locali. Ma possibile che questa giunta, con tutti quei cervelloni che ha, non sia capace di ottenere uno sconto sulle forniture? ». Ormai Biasotti non lo ferma più nessuno: «Come la mettiamo - sbotta, pare senza prendere fiato - con i lavori di ristrutturazione della sala consiglio?». La risposta non tarda un attimo: «Ero stato io a proporre i lavori, sarebbero costati 2 milioni e 200mila euro, ma solo se tutto il consiglio fosse stato d'accordo. Allora invece, eravamo a cavallo fra 2003 e 2004, l'opposizione mi è saltata addosso, ha bocciato anche solo l'ipotesi di ristrutturazione, ricordo che il diessino Perfigli parlò di “spesa di notevole rilevanza“. Così ho bloccato tutto. Ma adesso vengo a sapere che i lavori previsti e promossi dal tandem Ronzitti-Burlando verranno a costare alla Regione, cioè ai contribuenti, quasi 3 milioni e 600mila euro. Se ci sono problemi finanziari, semplice: non si deve fare. Invece, la sinistra dà il via libera. Poi, però, bella coerenza!, la fattura la pagheranno i cittadini liguri».