Il re del cioccolato lo sfida «Basta retorica serve più competitività»

Antonio Bulgheroni, presidente della Lindt, ieri era in platea: «Il sindacato dovrebbe farsi carico anche di chi non fa il proprio dovere. La flessibilità? C’è chi ne ha abusato, ma per molti di noi è vitale»

Pierluigi Bonora

da Milano

«L’incidente con Epifani? Diciamo che il segretario della Cgil poteva evitare, visto il tipo di platea, di rivangare fatti lontani e tutto sommato fuori tema. Più che una contestazione, nei confronti del leader della Cgil si sono sentiti brusii provenire dal pubblico. Certo, sul merito restano i contrasti sulla legge Biagi, che per noi imprenditori rappresenta qualcosa di importante, e il problema della competitività, alla cui soluzione è necessario dare la priorità».
Chi parla è Antonio Bulgheroni, 63 anni, presidente e amministratore delegato della Lindt Italia, ieri a Varese ad ascoltare Luca di Montezemolo, numero uno di Confindustria, e l’ospite di turno, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. A quest’ultimo, i brusii che si sono sollevati dalla sala hanno fatto probabilmente capire che gli industriali alla retorica preferiscono la realtà dei fatti e, soprattutto, soluzioni rapide ai problemi aperti. È di questo che il Giornale ha voluto parlare con il re del cioccolato.
Si continua a discutere di flessibilità e di possibili modifiche alla legge Biagi...
«Se da una parte c’è chi ne ha abusato - risponde Bulgheroni, le cui aziende (Lindt e Caffarel fatturano, rispettivamente 154 e 80 milioni) danno lavoro a un migliaio di persone negli stabilimenti di Induno Olona, nel Varesotto, e Luserna San Giovanni, in provincia di Torino - dall’altra la flessibilità è per tante imprese vitale. Quelle a carattere stagionale, per esempio, non potrebbero farne a meno. Il problema va considerato tenendo presenti le numerose variabili».
La «cultura del dovere è da sempre nella storia della Cgil», ha detto ieri Epifani. Quale «dovere», secondo lei?
«È un passaggio che pure è stato oggetto di qualche brusio tra i colleghi. Il sindacato, infatti, dovrebbe farsi carico anche di quei lavoratori che non fanno il proprio dovere e, quindi, causano una sorta di “inquinamento” generale. Epifani, nel gioco delle parti, ha naturalmente cercato di difendere la posizione del sindacato e dei lavoratori».
Il problema dei salari e i paragoni fatti con le buste paga più pesanti negli altri Paesi...
«In Italia il costo del lavoro è il più alto dell’Ue. Ma a questo aspetto aggiungiamo anche la tassazione a carico delle imprese, circa il 45%, mentre in Francia e Svizzera ci si ferma al 30 e al 20 per cento. Il rischio è che in Italia gli investimenti si riducano, anche da parte delle società internazionali».
E poi c’è il nodo Irap...
«Se ne è parlato all’assemblea. Spero che l’argomento venga trattato il prima possibile. Dopo essere stata tolta per gli investimenti nella ricerca, l’auspicio è che l’abolizione dell’Irap sia ovviamente estesa».
Il suo giudizio sulla ricetta per il risanamento del Paese presentata dai sindacati: dalla rinegoziazione con Bruxelles dei termini di rientro dal deficit pubblico, all’inasprimento della tassazione sulle rendite finanziarie...
«In Italia, rispetto all’Ue, la tassazione sulle rendite finanziarie è la più bassa. Se si punta ad allinearsi agli altri Paesi non mi scandalizzerei. Ma a questo punto è giusto allinearsi anche a livello di tassazione aziendale oppure di costo del lavoro. Il problema vero non è aumentare le tasse a chi ha redditi alti, ma farle pagare a tutti e a chi continua a non versare al fisco il dovuto».
L’intervento di Montezemolo...
«Ha fatto bene a invitare il segretario sindacale a sedersi a un tavolo di concertazione il prima possibile per cercare di risolvere i problemi reali del Paese».