Il re degli anticatastrofisti: «Il clima che cambia? È solo colpa della natura»

È il bastian contrario dei climatologi. Professa che «la scienza non è politica, perché non può arrivare a conclusioni a colpi di maggioranza». E dall’alto dei suoi 84 anni resta il «grande vecchio degli scettici», il capofila di quella scuola di scienziati che non ci sta ad accettare le tesi prevalenti, quelle secondo cui lo spauracchio dell’umanità è il surriscaldamento globale e l’uomo il grande Satana artefice di tutti i mali. Per questo l’americano Fred Singer, fisico dell’atmosfera, si è preso del «ciarlatano» da qualche collega e persino del «truffatore».
Al Gore e gli scienziati dell’Ipcc hanno vinto il Nobel per la Pace nel 2007. Dicono che il surriscaldamento globale è la minaccia del futuro e che si rischia la catastrofe. E lei?
«Io dico che sono tutte stupidaggini».
Tutte sciocchezze?
«Il cambiamento climatico è un fenomeno naturale. Il clima cambia di continuo, ma questa non è una minaccia di per sé».
L’uomo non c’entra?
«È questo il punto: l’uomo non c’entra. Basta guardare i dati: il clima si è surriscaldato tra il 1900 e il 1940, molto prima che l’umanità abusasse dell’energia. Poi si è raffreddato tra il 1940 e il 1975. Per i cinque anni successivi si è riscaldato di nuovo. Ma dal 1979 si è leggermente raffreddato».
Ma noi sentiamo spesso dati allarmanti...
«Molte misurazioni avvengono con i termometri piazzati nelle città, che si espandono a grande velocità e che falsano i rilievi».
Ma ci sono scienziati che mentono?
«Ci sono organismi che arrivano alle conclusioni sbagliate. Che ignorano per esempio i dati satellitari che dimostrano che non c’è stato alcun riscaldamento. Che votano a maggioranza, quando la scienza non si basa sulle opinioni dei più».
Ha vinto la maggioranza contro la scienza?
«La verità è che molti scienziati non hanno una diretta influenza sulle conclusioni espresse dal Comitato Onu. Quelle conclusioni sono espresse da un ristretto gruppo di scienziati e riviste e approvate, parola per parola, da rappresentanti dei governi membri».
Anche lei però fa parte però del Comitato Onu (Ipcc)...
«E infatti come vede ho anche la spilletta come vincitore del Nobel. Non tutti gli scienziati dell’Ipcc dicono sciocchezze. Io però combatto quelle conclusioni. E le assicuro che non sono da solo. Il fatto è che la questione ambientale è diventata remunerativa».
Corruzione?
«Attaccamento al denaro e alla carriera. L’amministrazione americana spende ogni anno due miliardi di dollari per le questioni climatiche».
Vuole dire che agli scienziati quei soldi fanno gola?
«Ci sono agenzie, associazioni che vivono di questa pseudo-emergenza. E molti giovani scienziati americani e stranieri hanno paura di esporsi perché finirebbero per perdere i fondi governativi».
Anche lei è stato accusato di interessi personali. È vero che ha ricevuto denaro dalle compagnie petrolifere?
«Su di me hanno detto qualsiasi cosa, pure che sono vicino alle lobby del tabacco. Farebbero di tutto per rovinarmi la reputazione. Ho preso diecimila dollari dalla Exxon per una consulenza. Nulla in confronto al business che ormai gira intorno agli ambientalisti».
Qualcuno dice che i suoi discorsi sono pericolosi. Con il fatalismo si rischia di intervenire troppo tardi.
«L’uomo deve solo adattarsi al clima. Non può pensare di modificarlo né di essere la causa dei suoi cambiamenti. È così dall’inizio dell’umanità».
Dobbiamo rassegnarci?
«Dobbiamo studiare i metodi per vivere meglio nonostante i cambiamenti climatici. È lo stesso principio che ha portato all’aria condizionata».
Ma esisteranno metodi certi di misurazione della temperatura...
«Sì, sono quelli satellitari. Io sono stato il primo a iniziare il programma di rilievi satellitari negli Stati Uniti. Cominciammo con le temperature ma il satellite è l’unico metodo certo che ti dà la misura del tasso medio dell’atmosfera».
È vero che spesso nelle misurazioni dei cambiamenti climatici non si prendono in considerazione gli oceani?
«Si prendono in considerazione solo le rotte delle navi, che sono una piccola parte. E si misurano con strumenti diversi, a volte in legno, altre in tela. I risultati così perdono certezza e uniformità».
Insomma, lei è l’unica persona al mondo che non si preoccupa di questi continui cambiamenti tra pioggia e sole?
«Certo che sì, ma solo perché temo per il mio week-end».